Catania

Covid-19, viaggio da incubo per tornare a Catania: “In aeroporto con branda e coperta”

L'esperienza di una ragazza, costretta a fare rientro in Italia nel pieno dell'emergenza Coronavirus, riguardo il suo viaggio verso Catania raccontata ai microfoni di LiveUnict.

La situazione di emergenza globale, a causa dello scoppio della pandemia Coronavirus, sta creando problemi in ogni parte del mondo. L’Italia è al momento uno dei paesi più colpiti dal Covid 19, che ha causato un lockdown totale del paese. Tuttavia, sebbene con ritardo rispetto al territorio italiano, molti altri paesi in Europa e nel mondo intero stanno iniziando ad attuare le stesse misure italiane per contrastare la diffusione del virus. Ciò ha comportato una escalation di spostamento di persone, che hanno deciso di rientrare nel proprio paese d’origine.

La storia di Gemma è quella di tanta altra gente nel mondo: impiegata all’estero e senza garanzie sulle tempistiche per tornare a lavorare e di conseguenza a guadagnare, è stata obbligata a fare rientro in Patria. Ma come si svolge il viaggio di una persona da una nazione all’altra ai tempi del Coronavirus? Si rispettano le misure di sicurezza? L’esperienza di Gemma, raccontata a LiveUnict, sembra confermare l’assenza dei controlli necessari.

La prima difficoltà riscontrata dalla ragazza è stata quella di trovare un volo per il rientro, considerando di dover passare necessariamente da Roma per poter atterrare in Sicilia. “È stato molto difficile trovare dei voli che mi permettessero di raggiungere l’Italia, e in un primo momento ne risultavano solo alcuni per la settimana successiva, quando inoltre sarebbe iniziato il lockdown nel Regno Unito”, ha dichiarato.

Non essendo riuscita a trovare biglietti da Londra per Roma, la ragazza ha quindi dovuto fare prima tappa a Ginevra e aspettare l’indomani per prendere il volo e raggiungere la capitale italiana. “A Ginevra non siamo stati sottoposti ad alcun controllo sanitario: ci è stato ritirato il passaporto e successivamente abbiamo avuto in dotazione una branda e una coperta per dormire in una zona predefinita dell’aeroporto in attesa del nuovo volo per l’Italia”, racconta Gemma.

“Al mattino siamo stato scortati fino all’aereo”, ha proseguito poi la ragazza, sottolineando la totale assenza di controlli allo scalo catanese, come dichiarato anche da una ragazza catanese rientrata dall’Erasmus nella stessa giornata. Gemma ha anche aggiunto che, nel suo caso, i controlli non sono stati effettuati neanche all’aeroporto di Roma. “Al mio arrivo a Catania mi aspettavo almeno il controllo della temperatura corporea o delle direttive sui numeri da chiamare per ottenere maggiori informazioni e per dichiarare il mio rientro in Sicilia, ma nulla di questo è avvenuto” ha proseguito ancora stupita la ragazza.

Ma quello che più ha colpito Gemma è la sua esperienza durante il volo, sul quale dichiara non siano state minimamente rispettate le distanze di sicurezza necessarie e più volte ripetute durante l’emergenza Coronavirus. “Posso dire di essermi sentita in pericolo durante il volo“: sono state le parole della ragazza, ancora stupita per la scena che le si è proiettata durante il suo viaggio. E Gemma si riferisce proprio alla totale noncuranza della distanza di sicurezza tra i passeggeri. “Il volo era decisamente un po’ troppo pieno: magari dovrebbe essere previsto il posto libero tra una persona e l’altra già al momento dell’assegnazione posti, nel pieno rispetto delle misure previste” ha aggiunto infine.

Probabilmente la ragazza non ha tutti i torti, considerando che non si può conoscere lo stato di salute delle persone che viaggiano nel sedile accanto. Ne è certamente un esempio il caso della donna positiva che ha preso due aerei per rientrare a Modica, evadendo dalla quarantena.

Un’ultima segnalazione avanzata da Gemma, la quale ha effettuato tutte le procedure necessarie per i cittadini di rientro dall’estero autodenunciandosi alle autorità di competenza e trascorrendo il dovuto periodo di quarantena lontano dalla propria famiglia, riguarda proprio le unità che si occupano del supporto durante il contenimento del Covid 19. La ragazza ha infatti sottolineato l’impossibilità di contattare il numero predisposto per le informazioni riguardo l’emergenza sanitaria, dichiarando di aver aspettato per quasi due ore in attesa al telefono, senza mai ottenere risposta. Stessa attesa al telefono e nessuna risposta per quanto riguarda le ASL che la ragazza ha provato a contattare.

Una testimonianza come quella di Gemma non fa che sottolineare la situazione di emergenza che il mondo intero sta vivendo, forse non proprio in maniera inaspettata ma decisamente in modo repentino. Basti pensare solo a qualche mese fa, alla fine del 2019, quando una condizione come quella che molte nazioni stanno vivendo sarebbe sembrata la trama per un nuovo film di fantascienza. Tuttavia, un’esperienza come quella della ragazza è di certo più utile per capire cosa si può ancora migliorare e a cosa si deve prestare maggiore attenzione, per fare in modo che ci si possa incamminare al più presto verso strade migliori.