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Coronavirus, catanesi a Londra: “Problema sottovalutato, siamo preoccupati”

Da settimane il nuovo Coronavirus fa paura a tutto il mondo: con l'Italia in cima alla lista dei paesi per numero di contagi da pochi giorni anche Usa, Francia, Germania e Spagna hanno preso misure drastiche per prevenire la diffusione del contagio. Nel Regno Unito invece le cose sembrano, almeno finora, andare diversamente e i nostri concittadini residenti a Londra manifestano più dubbi e preoccupazioni.

L’emergenza Coronavirus non sembra proprio placarsi anzi, per la prima volta, il numero dei morti per il Coronavirus nel mondo supera quelli della Cina, arrivando secondo la Johns Hopkins University, a quota 3.242 contro le 3.208 vittime in Cina e a 87.000 contagi contro gli 80.860 della Cina. Così da ogni parte del mondo, i governi adottano misure per arginare il più possibile la diffusione dei contagi, tenendo bene a mente una frase “non c’è più tempo“: una verità, questa, difficile ma, allo stesso tempo, necessaria da accettare per uscirne il prima possibile.

Non c’è più tempo per lasciare le cose al caso: c’è il serio pericolo di perdere i nostri cari ma c’è, soprattutto, il serio rischio di veder collassare la sanità mondiale. Così dagli Stati Uniti alla Francia, dalla Germania alla Spagna, solo per citare alcuni paesi, i governi si allineano al modello italiano e annunciano restrizioni di ogni genere, dalla chiusure delle scuole alla rigida regola di rimanere in casa salvo spostarsi per comprovate ragioni di necessità.

Anche il premier britannico, Boris Johnson, sembra nelle ultime ore aver cambiato strategia. Allontanandosi dalle prime assurde teorie sull’immunità di gregge, durante la conferenza stampa di ieri Johnson ha chiaramente sconsigliato spostamenti e assembramenti. Il Regno Unito comincia, fortunatamente, la sua marcia indietro e cambia idea sulla linea morbida adottata finora, aumentando le restrizioni volte a favorire il distanziamento sociale contro la diffusione del Coronavirus. Ma qual è la percezione degli inglesi riguardo l’emergenza Coronavirus? E quale quella degli italiani residenti a Londra? Per scoprirlo, abbiamo raggiunto telefonicamente due nostre connazionali residenti a Londra.

Grazie ai nostri cari che vivono in Italia siamo informati in tempo reale circa quello che sta accedendo in Italia e ne siamo abbastanza allarmati – confessa Vanessa, catanese residente a Londra, dove lavora come supervisor in un negozio di complementi d’arredo.Siamo seriamente preoccupati: finora il governo londinese ci è parso abbastanza superficiale nell’affrontare la questione Coronavirus. Vorremmo che anche qui venissero applicate le misure preventive del modello italiano, così come stanno facendo anche gli altri paesi Ue. Io, ad esempio, continuo a spostarmi ogni giorno per questioni lavorative e passo molte ore in un negozio che continua ad essere pieno di gente. Tutti qui, a quanto pare, continuano a sottovalutare il problema. Me ne rendo conto parlando con i miei colleghi: nella mente di molti c’è la convinzione che questa emergenza non ci riguardi ancora. Tutti continuano ad andare in giro: anziani, donne incinte, bambini si abbracciano, hanno contatti ravvicinati e nessuno pensa a mantenere una minima distanza gli uni dagli atri. “

Si capisce dunque come, nonostante l’informazione radiotelevisiva stia mettendo sotto gli occhi di tutti la serietà di questa nuova pandemia, gli inglesi non abbiano ancora afferrato la portata della situazione. In questo, sono “supportati” da un governo che si sta dimostrando troppo superficiale e interessato principalmente a non fermare l’economia e la produttività del paese piuttosto che a prevenire il diffondersi dei contagi.

Siamo indignati dall’indifferenza del governo inglese e dei cittadinici spiega Viviana, catanese residente nei dintorni di Londra -. Vivo in una piccola cittadina lontana dalla caotica Londra: qui la gente vive come se nulla fosse. Si bacia, si abbraccia e continua ad andare a pranzo fuori. Ho anche visto gente starnutire senza porre la mano, o meglio il gomito, davanti”. In tutta questa normalità, però, Viviana ci dimostra come ci siano chiare contraddizioni nell’atteggiamento di alcuni inglesi: “La gente comincia a svaligiare i supermercati, facendo scorte di gel disinfettante: un atteggiamento contraddittorio dato dal fatto che, comunque, continuano ad uscire e ad andare per locali e negozi. Conosco persone che, abitando in centro a Londra, già da questa settimana hanno preferito lavorare da casa, per evitare possibili contagi, ma continuano nello stesso tempo a mandare i loro figli a scuola. Un controsenso allucinante perché, così facendo, non si limitano possibili contagi.”

Durante la conferenza stampa di ieri, Boris Johnosn ha indicato una prima svolta rispetto alla linea morbida adottata precedentemente e ha raccomandato lo stop di tutti i viaggi non necessari, il lavoro da casa “per chiunque possa” e la rinuncia a contatti sociali pubblici. “Da ora dovete evitare pub, teatri, club e altri luoghi di ritrovo”, ha detto il primo ministro Tory rivolgendosi alla popolazione. Ma “consigliare di evitare” non è sicuramente la stessa cosa di imporre la chiusura di attività, scuole, pub e ristoranti. Nel frattempo, il numero dei casi di contagio nel Regno Unito, nelle ultime 24 ore, è aumentato di 171 pazienti, portando il totale complessivo a 1.543, di cui almeno 55 decessi. 

La gente sta ancora in giro, esce e si diverte. Poi magari li vedi al supermercato intenti a fare scorte di beni di prima necessità. La mia percezione è di essere ‘nelle mani di nessuno’. – ci spiega ancora Vanessa –. Noi italiani ci facciamo molteplici domande: se dovessimo ammalarci riceveremmo le cure necessarie? Verremmo pagati lo stesso se costretti a rimanere in casa? Intanto, pensiamo a tutelarci e, oltre agli spostamenti per lavoro, non abbiamo intenzione di uscire nel nostro tempo libero né di andare in luoghi con possibili assembramenti.”

Nessuna novità per le scuole, che resteranno aperte, come ha ribadito il consigliere medico del governo, Patrick Vallance: “La chiusura delle scuole non è stata esclusa”, ma bisogna adottare le misure al momento giusto. Gli inglesi dunque continuano a frequentare le scuole, luoghi in cui sicuramente si creano degli assembramenti. “I cittadini inglesi si fidano della linea adottata dal primo ministro ingleseci spiega Viviana.Pensano che Boris Johnson abbia preso queste misure non prima di essersi consultato con un team di specialisti ed esperti e che, proprio per questo, è necessario fidarsi delle sue decisioni. Alcuni qui pensano sia giusto mandare i propri figli a scuola così che questi possano acquisire gli anticorpi necessari ma non badano al fatto che un vaccino al Virus ancora non esiste, motivo per cui, se non si procede subito all’adozione di misure restrittive, le cose qui potrebbero presto peggiorare”.

La linea adottata dal primo ministro Johnson ha ricevuto nelle scorse ore forti pressioni dall’opinione pubblica, ulteriormente preoccupata dopo che un documento segreto redatto dal Public Health England (PHE) per il sistema sanitario nazionale (Nhs), trapelato sulla stampa, ha ipotizzato che la pandemia di Covid-19 potrebbe durare fino alla primavera del prossimo anno, contagiare anche l’80% della popolazione nei prossimi dodici mesi e costringere 7,9 milioni di pazienti al ricovero in ospedale.