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UNICT – Parte il 35° ciclo dei dottorati, Priolo: “I ricercatori italiani sono i migliori in Europa”

Il rettore incoraggia i vincitori del più alto livello di formazione post-laurea al "Welcome day" tenutosi presso Palazzo centrale

“Il dottorato di ricerca è una grande sfida con voi stessi, saranno tre anni fantastici e entusiasmanti e fondamentali per la vostra formazione, è il momento in cui vi potrete concentrare sul vostro campo di interesse scientifico, quindi non sprecate questa occasione perché avete tutte le potenzialità per diventare i più bravi, i massimi esperti nei settori di vostra competenza”. Un appello che ieri pomeriggio il rettore Francesco Priolo ha rivolto ai dottorandi del XXXV ciclo del Dottorato di ricerca dell’Università di Catania.

In un’aula magna del Palazzo centrale gremita, il rettore, rivolgendosi ai numerosi dottorandi presenti (178 i “vincitori” per i 18 dottorati di ricerca), ha anche aggiunto che “alcuni avranno la possibilità di andare all’estero e potranno confrontarsi con luoghi e metodi di ricerca diversi”.

“Ci tengo a precisare che i ricercatori italiani sono i migliori in Europa nonostante il fatto che l’Italia sia il paese europeo che investa meno in ricerca e formazione” ha aggiunto il rettore alla presenza dei coordinatori e dei tutor dei dottorati di ricerca e del direttore generale facente funzioni, dott. Giuseppe Caruso. “Purtroppo– continua il prof. Priolo- ancora oggi in Italia non si dà molta importanza al dottorato di ricerca; eppure è il livello di istruzione più alto previsto dalla formazione post laurea dell’ordinamento universitario italiano, il punto di partenza per fare ricerca dopo la tesi di laurea. Per questi motivi, per valorizzare maggiormente questa fase formativa, l’Università di Catania ha organizzato la giornata di oggi in collaborazione con la sezione catanese dell’Associazione dei Dottorandi e Dottori di ricerca italiani che svolge un ruolo fondamentale per i dottorandi”,

Nel corso della cerimonia sono intervenuti anche i delegati Alberto Fichera (Didattica) e Fabio Galvano (Didattica – Dottorati di ricerca, Master e Scuole di specializzazione) che hanno illustrato il percorso di studi e di ricerca ai dottorandi. A seguire i docenti Claudio Bucolo e Francesco Coniglione si sono soffermati sul tema “I coordinatori raccontano il dottorato… e il post-doc”. Proprio il prof. Claudio Bucolo, coordinatore del corso di dottorato internazionale in Neuroscienze ha sottolineato cheil titolo di dottore di ricerca è spendibile non solo a livello accademico, ma anche al di fuori dell’università visto che, contrariamente all’opinione diffusa che vede il dottorato di ricerca come unicamente funzionale alla carriera accademica, il titolo di Ph.D. è molto richiesto dalle industrie, in particolare da quelle che possiedono una divisione di Ricerca & Sviluppo. Le aziende– ha aggiunto il prof. Bucolo enfatizzando il valore aggiunto dei corsi internazionali di dottorato svolti in lingua inglese  – e tra queste anche le piccole start-up, oggi necessitano di alti livelli di professionalità e specializzazione per crescere ed essere competitive a livello internazionale.Essere Ph.D. student è un privilegio, così come deve esser considerato un privilegio per l’Ateneo avere studenti brillanti e fortemente motivati nel conseguimento del più alto titolo di studio universitario” ha concluso il docente prima di lasciare la parola alla referente di Addri Catania Carmela Bonaccorso che è intervenuta sul tema “Presente e futuro del dottorato di ricerca: l’impegno e le iniziative di Addri Catania”. In chiusura spazio a Carlo Castruccio CastracaniCamillo BoscoAndrea Maria Gennaro, Nicola Maugeri e Ivana Randazzo sul tema “I dottorandi raccontano il dottorato… e il post-doc”.

Da TWITTER

Seminario permanente di studi “Le migrazioni e la città: il sapere agito” @liveunict http://www.radioradicale.it/scheda/595736/seminario-permanente-di-studi-le-migrazioni-e-la-citta-il-sapere-agito

Potremmo definire le Biblioteche riunite “la Cappella Sistina del sapere”.
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Al centro del Chiostro di Levante è incastonato uno spettacolare “Caffeaos”, cioè “CoffeeHouse”, dove i monaci prendevano il caffè.
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