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80 anni fa nasce l’International Students’ Day: si celebra l’attivismo studentesco

Si celebra la Giornata internazionale degli studenti. Istituita in memoria dell'eccidio nazista di alcuni studenti cecoslovacchi nel 1939, è dedicata alle lotte e rivendicazioni degli studenti per il diritto allo studio e un uguale accesso all'istruzione per tutti.

Almeno una volta nella vita, quasi ognuno di noi è stato uno studente. Alla scuola elementare, a liceo, come all’università o ad un corso di formazione avanzato tutti siamo stati dall’altro della cattedra, seduti ad apprendere e studiare nozioni nuove, per poter crescere intellettualmente e potere realizzare noi stessi nel mondo del lavoro e della società. Essere uno studente non è facile: al liceo il rapporto con i professori è spesso conflittuale, all’università invece tra test d’ingresso, insufficienza di borse di studio e disservizi vari è talvolta il diritto allo studio stesso ad essere messo in discussione.

Quando nasce la Giornata internazionale degli studenti

La giornata internazionale degli studenti, che si celebra ogni anno il 17 novembre, nasce proprio dalla necessità sempre viva negli studenti di rivendicare il proprio diritto a studiare e il proprio diritto ad esprimersi. La scelta della data non è però casuale: esattamente 80 anni fa, il 17 novembre 1939 vi fu un tragico eccidio nazista di alcuni studenti e professori che in Cecoslovacchia si erano opposti all’occupazione tedesca e alla seconda guerra mondiale. Infatti, già nelle settimane precedenti in Cecoslovacchia la guerra aveva suscitato diverse manifestazioni di protesta anti-nazista, a cui parteciparono migliaia di studenti.

Il mese prima dell’eccidio, un studente della Facoltà di Medicina di nome Jan Opletal fu colpito da un’arma da fuoco durante la prima manifestazione a Praga contro l’invasione nazista. Lo studente morì due settimane dopo a causa della ferita. Il 15 novembre, in occasione del suo corteo funebre, parteciparono migliaia di studenti, dando vita ad un’altra manifestazione anti-nazista. La reazione dei tedeschi fu asprissima: vennero chiusi tutti gli istituti di istruzione superiore e 1200 studenti furono arrestati e deportati in campi di concentramento. Due giorni dopo, le autorità naziste giustiziarono senza processo nove persone, tra studenti e professori. Due anni dopo a Londra, nel 1941, il 17 novembre viene dichiarato Giornata internazionale degli studenti dall’International Union of Students. 

Movimenti studenteschi: dal Sessantotto a oggi

Gli studenti cecoslovacchi, in memoria dei quali è nata l’International Students’ Day, sono stati un simbolo della Resistenza e delle rivendicazioni per l’indipendenza, ma gli studenti universitari con le loro battaglie e mobilitazioni hanno lasciato un segno nella storia contemporanea anche in altre occasioni. Fra tutti, l‘esempio più importante dell’attivismo studentesco è il movimento studentesco del Sessantotto, che dagli Stati Uniti d’America travolse in modo ancora più intenso tutta l’Europa, in particolare l’Italia, la Francia e la Cecoslovacchia. Il movimento sociale è partito proprio dalle università: le contestazioni degli studenti muovevano dalla volontà di rovesciare il sistema di autorità borghese e rivendicavano università aperte a tutti e programmi didattici spendibili nel mondo del lavoro. In quegli anni, gli studenti italiani occuparono quasi tutti gli Atenei statali del paese, giungendo spesso allo scontro con la polizia, come nel caso più celebre di Valle Giulia a Roma, dove si registrarono centinaia di feriti.

Al centro delle mobilitazioni  studentesche passate e presenti sempre la volontà di affermare il diritto allo studio e il diritto di espressione e associazione dei giovani nella società. Secondo l’art.26 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo relativo al diritto allo studio “ognuno ha diritto ad un’istruzione. L’istruzione dovrebbe essere gratuita, almeno a livelli elementari e fondamentali. L’istruzione elementare dovrebbe essere obbligatoria. L’istruzione tecnica e professionale, dovrebbero essere generalmente fruibili, così come pure un’istruzione superiore dovrebbe essere accessibile sulle basi del merito”.

Anche negli ultimi decenni gli studenti sono stati protagonisti di importanti movimenti di protesta, spesso di carattere globale, per la rivendicazione del diritto allo studio, contro i tagli dei governi all’istruzione pubblica e all’università e contro la privatizzazione e aziendalizzazione della scuola. Nel 2008 un importante rete globale fatta di studenti si è formata attorno al Movimento Studentesco Internazionale, una piattaforma online di discussione e coordinamento. Le azioni di protesta degli studenti si sono così diffuse in tutto il mondo negli anni tra il 2008 e il 2012 con una lunga serie di scioperi globali, come il Global Education Strike.

Anche oggi gli studenti chiedono di essere ascoltati. Lo scorso 15 marzo con il primo Sciopero globale per il clima è nato Friday For Future, un vero e proprio movimento globale, in cui la componente studentesca è quella maggioritaria. In questo caso le rivendicazioni degli studenti non riguardano però direttamente la scuola, bensì il futuro  stesso del pianeta e delle generazioni future. Nella celebre esclamazione di Greta Thunberg “Come osate”(How dare you) si racchiude la rinnovata volontà dei giovani di affermare il proprio diritto di espressione e di combattere contro chi minaccia il loro futuro.

Accesso all’istruzione nel mondo

Secondo gli ultimi dati dell’Istituto di statistica dell’UNESCO (UIS), circa 263 milioni di bambini, adolescenti e giovani in tutto il mondo(vale a dire uno su cinque  di loro) non hanno accesso all’istruzione. A livello primario, il 9% dei bambini in età di scuola elementare (dai 6 agli 11 anni circa), per un totale di 63 milioni che non frequentano la scuola. Inoltre, 61 milioni di adolescenti in età scolare inferiore (dai 12 ai 14 anni circa) e 139 milioni di giovani in età scolare superiore non sono iscritti a scuola. Questi ultimi, di età compresa tra circa 15 e 17 anni, hanno quattro volte più probabilità di non essere iscritti a scuola rispetto ai bambini in età di scuola elementare. I dati più sconfortanti riguardano ancora una volta l’Africa subsahariana, dove ancora oggi uno su tre bambini, adolescenti e giovani non va a scuola.