Catania

“Si alzi, sta meglio di me”: per il 118 sta bene, in ospedale operata d’urgenza

Ambulanza
Foto archivio.
Per la dottoressa del 118 sta bene, in ospedale invece viene operata d'urgenza. Due sorelle raccontano a LiveUnict un presunto episodio di malasanità in Sicilia.

Presunto caso di malasanità colpisce la Sicilia. Ci troviamo questa volta ad Adrano, in provincia di Catania, dove due sorelle hanno deciso di denunciare pubblicamente un episodio che ha coinvolto in prima persona una donna e una dottoressa del 118. Al di là dei casi più eclatanti, l’abitudine è spesso quella di lasciar correre, ma di fatti come questo nel nostro Paese se ne verificano fin troppi. Il gesto delle sorelle Finocchiaro ha dimostrato che anche un piccolo gesto può essere utile in termini di sensibilizzazione: con un lungo post su Facebook hanno raccontato la loro versione, che è subito diventata virale e ha attirato l’attenzione dei media e delle autorità.

“Martedì 22 ottobre – si legge nel post di Teresa e Maria Grazia – nostra madre arriva presso il Pronto Soccorso dell’ospedale Santissima Addolorata di Biancavilla, accusando dolori di notevole entità e febbre con temperatura di 39,5°C. Alle 14:30 circa, viene dimessa dopo ecografia, esami del sangue e somministrazione di antidolorifici e Tachipirina con la diagnosi di colica renale sx. Alle 16:00 al presentarsi di nuovi sintomi, quali tremori, convulsioni, aumento della frequenza cardiaca, dolore al petto, formicolio nella zona orofaringea e dopo una perdita di coscienza temporanea, decidiamo di chiamare i soccorsi”.

Le cose si complicano proprio con l’arrivo di un’ambulanza del 118 di Adrano, con a bordo due infermieri e una dottoressa. Quest’ultima – scrivono – aggredisce verbalmente nostra madre, dicendo (citiamo testualmente): ‘Mi aspettavo di trovare una signora anziana, si alzi immediatamente perché sta meglio di me!’. Rivolgendosi agli altri presenti con insulti, ci rimprovera poi per aver chiamato l’ambulanza senza un valido motivo. Nel frattempo l’infermiere misura la pressione di nostra madre, che continua ad aumentare, e la temperatura corporea registrata è di 40° C. Nonostante ciò, la dottoressa conferma la diagnosi di colica renale senza visitarla e, infastidita dalla perdita di tempo se ne va, dicendo che qualora ci fossimo recati al Cannizzaro, come avevamo preannunciato, ci avrebbero riso in faccia”.

Una volta arrivati al Cannizzaro, però, non c’è niente da ridere. La donna viene immediatamente sottoposta a diversi esami e controlli, tra i quali l’emogasanalisi arteriosa e TAC. Gli accertamenti evidenziano una setticemia al rene sinistro e la presenza di coaguli che rischiavano di compromettere la funzionalità cardiaca. La paziente viene così operata d’urgenza e, al momento, si trova ancora sotto osservazione. In ospedale si sta programmando ora un secondo intervento, ma le figlie della donna fanno sapere non è più in pericolo di vita: “Le condizioni di nostra madre stanno migliorando, grazie all’intervento immediato dei bravissimi medici del Cannizzaro, ai quali va un plauso per la professionalità e l’umanità”.

Tuttavia, Teresa e Maria Grazia non hanno intenzione di passare sopra l’accaduto, che rischiava seriamente di avere conseguenze ben più gravi. “Ciò che ci ha spinte a denunciare pubblicamente l’accaduto raccontano a LiveUnict è stato sia il voler reagire a degli errori che potevano avere conseguenze peggiori, ma allo stesso tempo sottolineare che il lavoro di pochi non può contaminare il lavoro di tanti. Si parla tanto di malasanità in Sicilia, ma in realtà sono tanti i professionisti che si impegnano quotidianamente con professionalità e dedizione. Il problema è che chi non lo fa contamina l’intero sistema”.

Se c’è qualche possibilità concreta che la dottoressa in questione – di cui non si conosce la versione – venga sanzionata, non è al momento ancora certo. Dopo aver denunciato pubblicamente l’episodio, tuttavia, la famiglia della donna si sta muovendo anche dal punto di vista legale: “Ci stiamo facendo consigliare da esperti del settore su come muoverci – ci confermano le due giovani –. Quello che noi auspichiamo è che fatti simili non si verifichino più”.