Università di Catania

Età, voto di laurea e occupazione: il profilo dei laureati al Disum di Catania

Almalaurea ha rilasciato i risultati dell'indagine svolta sui laureati del Dipartimento di Scienze Umanistiche dell'Università di Catania: ecco il loro profilo occupazionale.

Laurea

Dalle statistiche di Almalaurea risulta che i laureati al Dipartimento di Scienze Umanistiche dell’Università di Catania per il 2018 sono 946 anche se i dati fanno riferimento solo al campione di 724 studenti che ha risposto al questionario. Tra i dati più rilevanti, si sottolinea il sempre maggiore divario di genere tra i laureati: le donne sono infatti in netta maggioranza rispetto al genere maschile e le rispettive percentuali sono 81,6% e 18,4%. Sempre riguardo la parte anagrafica, i laureati di primo livello tendono a ottenere il titolo a circa 26 anni mentre per i corsi magistrali, la conclusione del percorso avviene entro i 28 anni. Il ritardo e la durata degli studi sembrano essere in lenta diminuzione mentre la direzione è inversa per la media del voto di laurea, il quale è 102 per la laurea di primo livello e 109,5 per la laurea magistrale.

Formazione post-laurea

Tuttavia, il periodo di formazione per alcuni laureati in Scienze Umanistiche non si è concluso con il termine degli studi universitari: il 23,7% dei laureati di primo livello e il 44,4% dei laureati in corsi magistrali hanno infatti deciso di prendere parte ad attività di formazione post-laurea di vario tipo. La maggior parte ha optato per uno stage in azienda, ma si rileva che il 10% dei laureati magistrali ha scelto di proseguire la formazione con master di I livello. Una buona percentuale di entrambi i gradi di laureati ha intrapreso delle collaborazioni volontarie, mentre i risultati minori si riscontrano per le attività sostenute da borse di studio e per corsi di formazione professionale. Da ulteriori indagine risulta che a tre anni dalla laurea in Scienze Umanistiche, la percentuale di laureati che prosegue con la formazione è decisamente maggiore, attestandosi a una media del 49,7%.

Occupazione

Dati non particolarmente rassicuranti risultano dall’indagine relativa alla condizione occupazionale dei laureati in questione: la percentuale di studenti Unict che dopo aver ottenuto il titolo lavora è del 25% per le lauree triennali e del 44% per le magistrali. In media, il 39% dei laureati in Scienze Umanistiche non lavora e non è alla ricerca di un impiego a fronte di un 30% che è invece interessato a possibilità lavorative. I dati migliorano sensibilmente a tre anni dalla laurea, quando il 61% degli studenti lavora. Tuttavia, il 42% dei laureati triennali che non lavorano e non cercano lavoro risulta essere impegnato in corsi universitari o praticantati; lo stesso vale per l’8% dei laureati in corsi magistrali. Per quanto riguarda la differenza di genere nell’impiego professionale, i valori sono abbastanza similari e costanti negli anni: per il 28% di uomini che lavorano si riscontra il 31% di donne impiegate, e le percentuali sono rispettivamente 59% e 61% a distanza di tre anni dalla laurea. Tristemente alto il dato relativo di chi non ha mai lavorato dopo la laurea che si attesta al 53%. Nello specifico il tasso di occupazione dei laureati in Scienze Umanistiche Unict è del 34%, mentre la disoccupazione sfiora il 40%.

Tra i laureati che lavorano, il 30% di primo livello e il 22% magistrali mantengono il lavoro che avevano prima di ottenere il titolo, mentre il 58% di entrambi i casi ha iniziato a lavorare dopo la laurea. In ogni caso, entro 5 mesi dal conseguimento della laurea gli studenti riescono a ottenere un impiego. L’occupazione a tempo indeterminato riguarda percentuali al di sotto del 25% per entrambi i gradi di laurea, mentre decisamente più alte sono le percentuali di impiegati con contratti non standard: il 35% dei laureati triennali e il 52% di quelli magistrali. Il part-time è largamente diffuso, con una media che sfiora il 50%, mentre il settore di attività è per quasi l’80% quello privato rispetto al 18% di laureati impiegati nell’ambito pubblico. Principale settore di destinazione di questi laureati è naturalmente quello terziario, il quale ingloba il 92%: in particolare il 28% è impiegato nel settore commerciale e il 23% in quello di istruzione e ricerca. Dato rilevante, la collocazione dei laureati catanesi a seguito dell’impiego è principalmente nelle isole; seguono il Nord-ovest e l’estero, rispettivamente con il 12% e il 9% di laureati.

Per quanto riguarda la retribuzione mensile netta, le donne tendono a guadagnare meno della controparte maschile: in media, gli uomini laureati in Scienze Umanistiche hanno uno stipendio di 1.007 euro, mentre le donne di 792. La differenza di circa 200 euro tende ad essere constante anche dopo tre anni dalla laurea.

Relativamente all’uso della propria laurea, il 27,5% dei laureati di primo livello e il 10% di quelli magistrali ha notato un miglioramento nel proprio impiego dopo aver conseguito il titolo, in particolare sotto il profilo delle competenze professionali, le quali sono utilizzate in maniera elevata grazie al corso di studi, secondo il 39% dei laureati. Coerentemente, il 42% dichiara di aver acquisito delle competenze adeguate durante la formazione del corso di studi, a fronte del 24% che si trova in totale contrasto con questa posizione. Di rilievo il fatto che la laurea risulta perlopiù non richiesta ma utile, e solo per il 23% è richiesta per legge, mentre per 12% non è richiesta ma è necessaria.

In ogni caso, la laurea ottenuta si dimostra molto efficace nel lavoro svolto per il 33,8% dei laureati di primo livello e per il 55% dei laureati magistrali, anche se una parte sensibile afferma il contrario, con percentuali rispettivamente del 38% e del 21%. Su una scala da 1 a 10, l’indice di soddisfazione dei laureati per il lavoro svolto si attesta al 7,4%, dato in lenta crescita rispetto all’anno precedente. Inoltre, gli occupati che cercano lavoro sono il 45% dei laureati triennali e il 49% di quelli magistrali. Per quanto riguarda i disoccupati che cercano lavoro nel campione analizzato, sono 221 e si dimostrano abbastanza attivi: l’ultima iniziativa di ricerca risale alle ultime due settimane per il 54% dei casi e solo il 6% ha effettuato l’ultima ricerca oltre 6 mesi fa. Un numero di poco maggiore è tuttavia quello dei disoccupati che non cercano lavoro: si tratta di 281 laureati che per motivi diversi non sono alla ricerca di occupazione. La motivazione principale di tale inattività è lo studio per l’88% dei casi, mentre percentuali minime riguardano motivi personali o mancanza di occasioni lavorative. Questi dati in particolar modo sono in crescita rispetto all’anno precedente, quando tuttavia i laureati disoccupati alla ricerca di un impiego si dimostravano meno attivi.

A proposito dell'autore

Martina Bianchi

Con una laurea magistrale in Global Politics and Euro-Mediterranean Relations e una triennale in Scienze e Lingue per la Comunicazione, coltiva l'interesse per il giornalismo scrivendo per LiveUnict.
Con la passione per le lingue straniere, la fotografia, l'arte e i viaggi, mira ad un futuro nelle relazioni internazionali in difesa dei Diritti Umani.