Università di Catania

C’era una volta la Festa della Matricola: goliardia per iscrizione all’Università

Tra le tante tradizioni e feste popolari che la città di Catania ha conosciuto nel corso della sua storia, vi era anche una manifestazione goliardica che avveniva ogni anno in occasione dell'apertura delle immatricolazioni all'Università di Catania. Parliamo, appunto, della Festa della Matricola.

Diverse fonti storiche locali narrano di una tradizionale festa popolare catanese dedicata all’Università e alle sue matricole. “C’era una volta a Catania la Festa della Matricola” – a rivelarlo è la pagina Facebook Obiettivo Catania, la quale per narrare questa storia si rifà agli scritti e alle memorie di Francesco A.Giunta e Aldo Motta.

Secondo tali fonti, infatti, pare che ancora nel secolo scorso, anche all’indomani della seconda guerra mondiale, esisteva a Catania una festa popolare di natura goliardica dedicata alle matricole dell’Università. Per alcuni giorni, in concomitanza con l’apertura delle immatricolazioni all’Università, la città di Catania si trasformava: un’atmosfera di gioco e di scherzo avvolgeva le strade principali della città dove le matricole danzavano, cantavano e si dilettavano in improbabili giochi, scherzi ed esibizioni pubbliche. La più rappresentativa di queste era probabilmente la cosiddetta “Puliziata al sederone”, durante la quale una matricola doveva cimentarsi a pulire il sedere del Liotru (non la vera statua, bensì un’esemplare in cartapesta) , con tanto di spazzolone e detergenti.

 

Nelle memorie di Giunta si legge: “Con gli amici di larga frequenza ci si riuniva nei periodi dell’apertura delle iscrizioni all’Università per assaporare le gioie connesse al tradizionale motto goliardico “Gaudeamus igitur “. La cosiddetta “Festa della Matricola “ci trovava pronti a baldorie e scherzi inusitati. Ci vestivamo in costume,ora seicentesco o di foggia o tipo promiscuo,e ridevamo e danzavamo per le piazze. Facevamo caroselli attorno alle belle fanciulle e alle leggiadre signore per riscuotere un sorriso, e facevamo lo stesso presso distinti signori per intascare l’obolo, che poteva essere indifferentemente in sigarette o in denaro.

Si saliva e si scendeva dai tram e dagli autobus con grande scuotimento di capo dei conduttori;si cantava e si giocava per fare ridere e ridere di noi stessi con grande sollazzo dei passanti che, indulgenti e bonari, seguivano le nostre “prodezze”. Al nostro gioco (che in fondo era tale) partecipava la cittadinanza e quanti si trovavano involontariamente (o volontariamente)coinvolti. Era un modo per dimenticare gli affanni e gli assilli del vivere quotidiano. Uno dei riferimenti del tempo era la “Corda Frates” dove ci si riuniva per mettere a punto l’arbitraria organizzazione del “papello”al quale intervenivano col pontefice massimo, i fagioli,le colonne e le magne colonne dell’Ateneo. Le malcapitate (poi mica tanto)matricole facevano le spese sottoponendosi a sberleffi e canzonature se il “magno gaudio “mangereccio era stato alquanto inconsistente. Talvolta venivano anche comminate punizioni di vario genere, a seconda della resistenza fatta dall’imprudente e squattrinata matricola.”

Queste invece le memorie di Motta:

“La città è chiusa in una morsa di allegria:i ragazzi dai berretti a punta grondanti ciondoli variopinti, si riversano come api soldati per le vie e gli slarghi a vociare e ad eccitarsi per un nonnulla. È la “Festa della Matricola “;una caccia spietata si apre all’indifesa selvaggina (soprattutto se di sesso femminile e col “papello “non in ordine)che “deve” pagare lo scotto, la sbagnatina. Il veterano, la colonna fuoricorso, ha la priorità sugli “assaggi “e, su eventuali controversie, la sua decisione è insindacabile. Blocchi stradali improvvisati;raccolta di soldi ovunque per finanziare la manifestazione e spesso le proprie tasche;sui mezzi pubblici non si paga, e non si paga neanche al cinema (ed io,pur non avendo diritto alcuno, sospinto dagli amici “accreditati “, ne approfittai a bizzeffe e volentieri).

Ecco lo spettacolo al “Sangiorgi “(lazzi, massa vociante e,da presentatore, un pallido bambù:l’imberbe Baudo) che si conclude inevitabilmente con qualche cazzottone e goliardiche pernacchie a chicchessia:artisti,registi,coreografi, truccatori, datori di luce. E infine – godibile tradizione – ‘A PULIZIATA AL SEDERONE, e parti limitrofe, del LIOTRU del Duomo che la matricola selezionata (e commossa da tanto onore)deve pubblicamente effettuare con spazzolone e creme detergenti varie. Si, c’era una volta anche la Festa della Matricola.”

In realtà a parte tali fonti locali, poco si conosce riguardo alla Festa della Matricola. Non si conoscono infatti né le lontane origini di questa festa popolare, né la data esatta della sua scomparsa. Oggi, però, l’Università di Catania continua a mantenere uno spirito goliardico, anche se certamente molto più contenuto, durante l’annuale evento del Palio d’Ateneo, dove tutti gli studenti si cimentano in competizioni sportive ma anche in giochi di carte come la Briscola.