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Il 25 aprile ricorre l’anniversario della Liberazione: sì ma da cosa?

Il 25 aprile è una ricorrenza storica per il nostro Paese, ma in quanti la conoscono veramente? Complici gli scontri ideologici e politici che sempre più spesso ne snaturano il significato, la memoria storica rischia oggi di scomparire.

Festa della Liberazione sì? Festa della Liberazione no? Ogni anno, alla vigilia del 25 aprile, si riaccende il dibattito sull’anniversario della Liberazione d’Italia che, dal 1946, celebra la lotta di resistenza messa in atto, politicamente e militarmente, dai partigiani contro il governo fascista della Repubblica Sociale Italiana e l’occupazione nazista. Si tratta certamente di un momento politico importante per la storia del nostro Paese, ma in quanti conoscono veramente le vicende legate a questa data? 

Il 25 aprile del 1945 è tradizionalmente il momento a cui si associa la fine del regime fascista e dell’occupazione nazista in Italia: quel giorno furono liberate le città di Torino e di Milano, dopo un’insurrezione generale proclamata dal Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia (CLNAI). Le grandi capitali europee, invece, erano già libere da qualche mese: cortei e manifestazioni ne riempivano le strade e tra i più attivi c’erano i militanti del Partito Comunista. Lo stesso giorno il comitato assunse i poteri civili e militari, stabilendo la condanna a morte di tutti i gerarchi fascisti: Benito Mussolini fu fucilato tre giorni dopo.

La Liberazione segna, di fatto, la fine della guerra, ma anche l’avvio di una nuova fase governativa che porterà a due avvenimenti altrettanto fondamentali: il referendum del 2 giugno 1946 dove si verrà chiamati a scegliere tra monarchia e repubblica e occasione in cui le donne potranno votare per la prima volta in Italia; e la nascita della Repubblica Italiana. La data del 25 aprile venne dichiarata festa nazionale, con un decreto legislativo del 22 aprile 1946, su proposta del presidente del Consiglio Alcide de Gasperi, a celebrazione della totale liberazione del territorio italiano. Tuttavia venne istituzionalizzata solo il 27 maggio 1949.

Da quel giorno ad oggi, le città italiane hanno sempre celebrato la giornata con manifestazioni pubbliche. Uno degli eventi più importanti è quello che vede protagonista il Presidente della Repubblica Italiana e le più alte cariche dello stato con la deposizione di una corona d’alloro al sacello del Milite Ignoto in ricordo dei caduti in guerra. Negli anni, però, gli scontri ideologici su questa ricorrenza si sono fatti sempre più insistenti e non sono pochi i politici che, di tanto in tanto, dichiarano di non volere partecipare a una festa considerata da molti troppo faziosa. Anche quest’anno le polemiche non sono mancate.

Il candidato a sindaco del centrodestra per la città di Firenze, Ubaldo Bocci, in un articolo pubblicato qualche giorno fa su Repubblica, ha dichiarato che non avrebbe festeggiato la Liberazione: “Il 25 aprile organizzo un’iniziativa con il mondo degli esclusi e dei deboli. Non per nulla ma purtroppo quella data è diventata un appuntamento ideologico e io all’ideologia preferisco la vita vera”. Pronta è arrivata la risposta dell’Anpi Firenze, Associazione nazionale partigiani, che ha scritto: “Chissà se Bocci sa di essere candidato a sindaco di una città Medaglia d’Oro della Resistenza. Chissà se Bocci conosce almeno un poco la storia della Firenze di quei giorni”.

Le rimostranze di Bocci non sono le sole. Quest’anno, nessun ministro leghista – partito che condivide la maggioranza al governo con i 5 stelle – parteciperà a manifestazioni o celebrazioni in occasione della Festa per la Liberazione. Il vice premier Matteo Salvini, che ha sempre guardato alla data come una ricorrenza tinta di rosso, ha reso noto che il 25 aprile sarà a Corleone, in Sicilia: “È giusto ricordare i drammi storici di settanta anni fa, però, la guerra di Liberazione oggi io, da ministro dell’Interno, non la faccio ricordando il fascismo e il comunismo. La faccio combattendo la mafia nel cuore della Sicilia che ha diritto di essere liberata dalla mafia. Fortunatamente siamo in democrazia fascismo comunismo e nazismo non torneranno più”.

Dietro agli scontri più ideologici che politici che si consumano davanti i nostri occhi, si cela infine un problema ben più grande e sottovalutato: sempre più giovani oggi non sanno nemmeno che cos’è che si festeggia il 25 aprile. Basta fermare per strada un paio di liceali o chiedere al cugino più piccolo per notare – come anche rilevato da alcuni servizi o sondaggi realizzati da testate o agenzie su alcune ricorrenze storiche fondamentali – che stiamo assistendo a un progressivo e passivo allontanamento dalla grande Storia. Al di là di una minoranza politicamente impegnata, sono sempre di più coloro che – complice un sistema scolastico ormai alla deriva – stentano ad avere coscienza dei significati degli eventi storici più recenti. In un contesto del genere, la necessità di festeggiare una ricorrenza come quella della Liberazione italiana non dovrebbe forse essere ancora più prepotente?

“La nostra Costituzione – ha dichiarato Andrea Camilleri in una intervista per Servizio Pubblico – è ispirata a ciò che venne a significare il 25 aprile: non fu una ‘rissa’ tra comunisti e fascisti come dice Salvini. C’erano le brigate Garibaldi comuniste, ma anche i partigiani monarchici e quelli democristiani. Dio mio, lì c’era l’Italia e tu la riduci a una rissa? Io a 93 anni mi sento fremere di rabbia perché dicendo una frase così Salvini offende i caduti di tutte e due le parti, perché i fascisti che andavano a morire giovani credevano in un ideale sbagliato, orrendo, ma ci credevano, così come i comunisti, i monarchici e i democristiani”.

Antonietta Bivona

È coordinatrice della redazione della testata LiveUnict e borsista di dottorato di ricerca presso il DISUM dell’Università di Catania. Dopo una laurea in Letterature comparate, un master in Marketing e comunicazione, i suoi interessi si sono concentrati su letteratura contemporanea e traduzione intersemiotica; giornalismo, digital marketing e social media.

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