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Sicilia tra miti e leggende: la storia di Tifeo, il gigante che fa eruttare l’Etna

A cosa si devono le eruzioni dell'Etna? Tra le tante risposte scientifiche, eccone una mitologica, che farebbe dipendere l'attività del vulcano più alto d'Europa dagli sbuffi del gigante Tifeo.

Che si chiami Tifeo o Tifone poco importa alla mitologia greca: secondo questa, sarebbe lui il responsabile delle eruzioni dell’Etna che da secoli scuotono a più riprese la Sicilia. In effetti, non tutti ne conoscono la storia e del resto chiunque oggi non penserebbe ad un gigante e ad i suoi capricci per spiegare un fenomeno come un’eruzione vulcanica. Si tratta però di una leggenda che ha alimentato per secoli una lunga tradizione popolare, conservata in molte fonti, secondo la quale il gigante Tifeo reggerebbe sulle proprie membra l’intera isola, essendo prigioniero sotto la medesima.

In alcune rappresentazioni dedicate al mito, Tifeo regge l’isola in posizione supina, con le braccia distese e le mani a sorreggere due capi opposti – Peloro e Pachino – mentre i piedi si congiungerebbero su “Lilibeo” (Trapani); la testa, invece, starebbe sotto “a Muntagna”, con la bocca del gigante che idealmente coincide con quella del vulcano. Tifeo sarebbe stato condannato, a seguito di uno scontro con il temibile Zeus, a sorreggere il peso dell’isola sul proprio corpo, non prima però di esser stato rinchiuso per sempre sotto l’Etna.

Tifeo nasce dall’unione di Gea – madre terra – con Tartaro: è un gigante dall’aspetto mostruoso, con la testa dai cento serpenti, che fin dalla nascita è stato destinato alla lotta contro Zeus per vendicare la madre Gea, i cui altri figli (i Titani) sono stati sconfitti dal Re degli dei. In un primo momento, lo scontro sembra premiare Tifeo, dal momento che egli spezza i tendini di Zeus, costringendolo ad allontanarsi dall’Olimpo; quest’ultimo, rianimato da Ermes e Pan, ritrova forze per la propria lotta, al contrario del figlio di Tartaro che, dopo un incontro con le Moire – altre creature mitologiche – inizia a perdere salute. 

Il gigante si indebolisce, in quanto le Moire gli offrono cibo per comuni mortali, che non fa altro che togliergli salute, spossato nella sua lotta con Zeus. Alla fine, le parti si invertono (come da copione) ed è il gigante a dover fuggire dalle saette del Re dell’Olimpo, rifugiandosi proprio in Sicilia: qui, ferito a morte, verrà trascinato e rinchiuso in eterno sotto l’Etna, dove ancora oggi alimenta il vulcano con i suoi sbuffi. Il continuo tremore vulcanico, peraltro, sarebbe dovuto alla sua ira, con la quale invano tenta di ribellarsi al proprio crudele destino.

Tra l’altro, anche il corpo di Tifeo farebbe pensare a una crocifissione, nella sua disposizione al di sotto dell’isola. Non vi è dubbio che la matrice del mito sia comunque tutta ellenica. A parlarne sono stati vari autori della classicità, tra cui Esiodo, che nella sua Teogonia riprende in versi i momenti dello scontro fatale. Recentemente, tuttavia, il mito di Tifeo è apparso nelle pagine del fantasy “Percy Jackson e gli dei dell’Olimpo”, segno di un mito sempre antico ma nel contempo sempre attuale.

Redazione

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