
Questa riforma educativa rimpiazza definitivamente quella ereditata dalla dittatura di Augusto Pinochet che costringeva le università pubbliche ad autofinanziarsi e gli studenti cileni a pagare migliaia di dollari di tasse ogni anno.
La promulgazione della nuova legge non è stata facile soprattutto a causa delle critiche mosse dall’opposizione, ma alla fine la Ley Corta de Gratuitad è passata con 92 voti a favore, 2 contrari e un’astensione. Un epilogo necessario visto che la gratuità dell’educazione universitaria era stata una delle principali richieste degli studenti che nel 2011 scesero in strada a manifestare per il diritto allo studio senza essere condizionati dalle loro possibilità economiche.
Ovviamente è riduttivo parlare solo di gratuità, infatti la legge prevede anche l’aumento dei finanziamenti statali alle università pubbliche: da 2.500 a 5.000 milioni di pesos (da 3,2 a 6.5 di milioni di euro) e l’istituzione di borse di studio per gli alunni degli istituti tecnici e professionali che non sono stati inclusi nella riforma.
A essere soddisfatta della riforma non è solo il presidente Bachelet ma anche la deputata Camila Vallejo, Presidente della Commissione Educazione della Camera, che ha ribadito in un tweet la sua contentezza per la gloriosa riuscita della storica riforma in tutti i modi contrastata dall’opposizione.
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