Peppino Impastato, il giornalista: è così che parlava della mafia

C’è chi lo ricorda come uno dei principali militanti della lotta contro la mafia. C’è chi invece racconta con ammirazione il coraggio della sua attività politica tra le file della sinistra. A 37 anni dal suo assassinio, a noi piace ricordarlo come giornalista.

Senza la presunzione di sentirci suoi colleghi. Siamo negli anni ’70 e Giuseppe Impastato era ben diverso dall’attuale generazione di blogger e aspiranti giornalisti. Se fosse vissuto oggi, non avrebbe minimamente badato a like, commenti e condivisioni. Perché per Peppino importava solamente far conoscere la realtà delle cose, informare e denunciare attraverso le sue trasmissioni radiofoniche su Radio Aut.

Con la voglia di gridare ciò che altri avevano paura di dire anche sottovoce.

Lasciamo quindi spazio alle sue parole, all’interno di uno dei suoi più famosi discorsi alla radio.

“Siamo nei paraggi del maficipio di mafiopoli

del municipio di mafiopoli

E’ riunita la commissione edilizia.

All’ordine del giorno: L’approvazione del progetto Z11.

Il grande capo Tano Seduto si aggira come uno sparviero per la piazza.

La commissione e’ riunita, si aspetta il verdetto.

Tutti i grandi capi delle grandi famiglie indiane sedute qua.

C’e’ manu cusuta, cusuta mano.

C’e’ quarara calante, eccola la col suo bel pennacchio.

Poi c’e’ anche l’esploratore e infine a presiedere la seduta in tutta la sua maestosita’…

C’e’ il grande capo, i due grandi capi, Tano Seduto e Geronimo Stefanini, sindaco di Mafiopoli.

I membri della commissione discutono, qualche divergenza, ma sono fondamentalmente d’accordo.

Si stanno mettendo d’accordo nell’approvare il progetto Z11.

Qualche minuto, pochi minuti e verra’ effettuato. Cosa verra’ effettuato?

Fratelli, la nostra riserva indiana e’ stata finalmente aggiudicata”.

(crediti testo: Informare Per Resistere)

Antonio Percolla

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Antonio Percolla

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