Torniamo nuovamente a parlare della regista palermitana Costanza Quatriglio e del suo mediometraggio Con il fiato sospeso.

Dopo il festival di Cannes, la messa in chiaro su Raitre e la proiezione in vari luoghi ed eventi, tra cui l’ex monastero dei Benedettini di Catania lo scorso 27 maggio, il film prosegue nel suo percorso di diffusione ed attenzione mediatica.
La pellicola, che, per chi non lo sapesse già, è ispirata alle drammatiche vicende del caso Farmacia dell’Università di Catania ed ha per protagonista l’attrice Alba Rohrwacher, è stata introdotta e candidata in una sezione ad hoc della prossima edizione dei Nastri d’Argento, che si terranno il 28 giugno a Taormina.

Si tratterà di una cinquina di film che si contenderanno la vittoria di una speciale onorificenza destinata al cosiddetto “Cinema del reale”. Le altre quattro opere candidate, selezionate direttamente dal Sindacato Nazionale dei giornalisti cinematografici, sono:
– Le cose belle di Agostino Ferrente e Giovanni Piperno, riflessione sulla città di Napoli a cavallo tra passato e presente;
– La mia classe di Daniele Gaglianone, incentrato sul tema dell’immigrazione in Italia, con protagonista Valerio Mastrandrea;
– Stop the pounding heart di Roberto Minervini, crescita e formazione di una ragazza nel Texas rurale;
– Tir di Alberto Fasulo, interessante documentario “on the road”.

La Quatriglio si è detta molto soddisfatta della candidatura, intravedendovi finalmente una nuova visione del cinema trasversale in rapporto alle nuove generazioni, una sorta di risveglio tutto italiano nei confronti non soltanto del settore, per molto tempo non adeguatamente valorizzato, ma anche dei lavori di denuncia, e si concede una autocitazione dal suo stesso film: è la quantità che fa il veleno.
Per la regista, inoltre, l’onore sarà doppio, in quanto all’interno della cinquina suddetta, sarà consegnato un premio speciale ad Ettore Scola ed i suoi collaboratori tecnici, Luciano Ricceri per la scenografia, Luciano Tovoli per la fotografia e Andrea Guerra per le musiche del film Che strano chiamarsi Federico, documentario sui primi anni di carriera del maestro Federico Fellini.

Daniele Di Stefano

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