Un dibattito acceso scuote i corridoi dell’Ateneo di Catania. Un numeroso gruppo di ex allieve ed ex allievi della Scuola Superiore di Catania (SSC), oggi professionisti affermati in tutto il mondo, ha inviato una lettera aperta al Magnifico Rettore, al Senato Accademico e al Consiglio di Amministrazione per esprimere forte contrarietà alla proposta di rinominare l’istituto in “Scuola Superiore Universitaria Sant’Agata di Catania”.
La proposta, approvata dal Comitato scientifico lo scorso 13 aprile, dovrebbe approdare proprio oggi, 29 aprile, sui tavoli del Senato Accademico.
Le ragioni della protesta: metodo e laicità
Nella missiva, si sottolineano due ordini di criticità: uno riguardante il metodo e l’altro il merito della scelta.
Mancanza di coinvolgimento
Il primo punto contestato è il mancato coinvolgimento della comunità. Secondo gli ex allievi, una decisione che incide così profondamente sull’identità di un’istituzione non può essere presa senza consultare chi quella Scuola l’ha vissuta e chi la vive oggi. “Tale modus operandi non può che destare forte preoccupazione, soprattutto quando incide su un elemento essenziale dell’identità dell’istituzione che ci ha formato”, si legge nel documento.
Il confronto con altre realtà
La lettera affronta anche il paragone con altre istituzioni, come la Sant’Anna di Pisa, spiegando che in quel caso il nome deriva dalla sede storica (un ex convento), mentre per Catania il legame con Sant’Agata resterebbe puramente territoriale, privo di una reale motivazione storica legata alla sede della Scuola (Villa San Saverio).
La richiesta: “Rinviare e consultare”
Pur accogliendo con favore altre riforme (come la rappresentanza studentesca negli organi di governo), gli ex allievi chiedono ufficialmente di rinviare la trattazione della proposta di ridenominazione.
L’appello finale è chiaro: avviare una consultazione trasparente che coinvolga tutti gli attori interessati, interni ed esterni all’Ateneo. “Perché la Scuola è di tutte e tutti. La Scuola è un bene comune”, conclude la lettera.
La lettera
Di seguito, è riportato il testo integrale della lettera:
Magnifico Rettore,
gentili componenti del Senato accademico e del Consiglio di amministrazione,
siamo un gruppo di ex allieve e allievi della Scuola Superiore di Catania, centro di alta formazione del nostro Ateneo. Molti di noi sono ormai affermati professionisti che, in Italia e all’estero, ricoprono incarichi di alto livello nell’ambito accademico, della ricerca, della pubblica amministrazione, dell’industria, nonché nel settore medico, legale, tecnologico, del marketing, dell’intelligenza artificiale, ecc.
Abbiamo appreso, con non poche perplessità, che in data 13 aprile u.s. il Comitato scientifico della Scuola Superiore di Catania ha approvato la proposta di mutamento della denominazione della Scuola in “Scuola Superiore Universitaria Sant’Agata di Catania”, e che tale proposta sarà presentata nell’adunanza del Senato accademico del 29 aprile p.v. ed in quella del Consiglio di amministrazione del 30 aprile p.v., unitamente ad altre modifiche ordinamentali, pure apprezzabili. Segnatamente, accogliamo favorevolmente la previsione di una rappresentanza delle allieve e degli allievi nel Comitato scientifico e nella Commissione didattica, che costituisce il compimento di una rivendicazione che ha attraversato diverse generazioni di studentesse e studenti della Scuola.
Tuttavia, rileviamo, sul piano del metodo, che la scelta di modificare il nome non sia stata preceduta da alcuna forma di coinvolgimento né degli Allievi, né degli Alumni, né, più in generale, della comunità accademica catanese. Tale modus operandi non può che destare forte preoccupazione, soprattutto quando incide su un elemento essenziale dell’identità dell’istituzione che ci ha formato, quale è la sua denominazione.
A nostro avviso, una modifica di tale portata avrebbe dovuto essere avanzata all’esito di un ampio processo partecipativo caratterizzato da un previo confronto con la comunità che nel tempo ha attraversato la Scuola, con coloro i quali attualmente la vivono, nonché con il territorio di cui essa è parte integrante, rappresentandone un importante presidio culturale. Nel merito, invece, non possiamo esimerci dall’evidenziare che una scelta di questo tipo possa apparire di dubbia opportunità, tanto per i cattolici quanto per i non cattolici, per diversi ordini di
ragioni.
In primo luogo, una realtà universitaria pubblica deve caratterizzarsi per la sua laicità, espressione di un principio supremo del nostro ordinamento costituzionale. E l’intitolazione di una struttura del nostro Ateneo ad una figura con una tale caratterizzazione religiosa potrebbe compromettere la percezione pubblica della Scuola quale istituzione pienamente laica e non confessionale. Del resto, com’è noto, nel corso degli anni la Scuola ha rappresentato un crocevia di persone di provenienza, fedi e culture profondamente diverse; e proprio questo è stato uno dei suoi principali punti di forza.
Peraltro, intitolare un’istituzione accademica alla santa patrona del territorio su cui essa insiste rischia di essere interpretata come una scelta non totalmente in linea con la vocazione internazionale che la Scuola ambisce a mantenere e a potenziare nel prossimo futuro. Alcuni potrebbero perfino interpretarla come una scelta poco rispettosa e volta a strumentalizzare la figura di Sant’Agata o a ridurla a mero elemento identitario. D’altro canto, non potrebbe nemmeno affermarsi che sussistano ragioni storiche tali da giustificare una siffatta denominazione. La Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, ad esempio, deve il proprio nome al fatto che la sua sede centrale si trova presso l’antico convento di Sant’Anna. Nel nostro caso, invece, il legame con Sant’Agata si esaurirebbe nella mera collocazione territoriale della Scuola presso la città di Catania.
Già in passato erano state sollevate alcune criticità sull’attuale nome della Scuola, che potrebbe secondo alcuni generare ambiguità, principalmente in ragione dell’utilizzo dell’aggettivo “Superiore”, che, nell’immaginario collettivo, richiama un istituto di istruzione secondaria di secondo grado. Come ex allieve ed ex allievi non siamo pregiudizialmente contrari ad un’ipotesi di ridenominazione della Scuola; riteniamo tuttavia imprescindibile che una decisione tanto rilevante sia frutto di un processo trasparente e condiviso con l’intera comunità accademica e con il tessuto sociale del territorio.
Da ultimo, rammentiamo che la Scuola Superiore di Catania trova la sua disciplina nell’articolo 23-bis dello Statuto d’Ateneo e che, pertanto, un eventuale mutamento della sua denominazione non potrà che avvenire nelle forme di cui all’articolo 36 del medesimo Statuto, concernente il procedimento di revisione statutaria. Tutto ciò premesso, chiediamo di rinviare la trattazione della proposta di ridenominazione della Scuola e di avviare una consultazione sul punto con tutti gli attori coinvolti ed i soggetti interessati, interni ed esterni all’Ateneo. Perché la Scuola è di tutte e tutti. La Scuola è un bene comune.
Con i migliori saluti,












