Il quadro che emerge dal Rapporto OsMed 2025 dell’Agenzia Italiana del Farmaco presenta una doppia tendenza nell’uso dei medicinali tra bambini e adolescenti in Italia. Nel corso del 2025 il ricorso complessivo alle terapie farmacologiche in età pediatrica è diminuito, ma alcuni gruppi di medicinali hanno registrato una crescita significativa. Tra questi spiccano quelli destinati al trattamento di disturbi neurologici e della salute mentale. Il rapporto, pubblicato da AIFA il 6 agosto 2026, analizza i consumi relativi all’intero 2025 sulla base dei dati delle prescrizioni del Servizio sanitario nazionale.
Meno bambini ricevono farmaci: 4,1 milioni nel 2025
Nel 2025 il 46,3% della popolazione pediatrica italiana, pari a circa 4,1 milioni di bambini e ragazzi, ha ricevuto almeno una terapia farmacologica. Il dato si inserisce in un quadro di riduzione dei consumi per alcune delle principali categorie terapeutiche. Gli antinfettivi per uso sistemico, che rappresentano la categoria maggiormente utilizzata in età pediatrica, hanno registrato una marcata contrazione, pari al 21,9% rispetto all’anno precedente.
La diminuzione interessa anche i farmaci dell’apparato respiratorio, che seguono gli antinfettivi per livello di consumo. Si tratta di un cambiamento significativo rispetto agli anni precedenti, quando proprio queste categorie avevano rappresentato una parte importante delle prescrizioni pediatriche. Il dato complessivo, tuttavia, non significa che il ricorso ai medicinali sia diminuito in modo uniforme per tutte le patologie: all’interno del quadro generale emergono infatti categorie che mostrano una tendenza opposta.
Gli antibiotici restano tra i farmaci più utilizzati
Nonostante la contrazione registrata nel 2025, gli antinfettivi per uso sistemico continuano a rappresentare la principale categoria di farmaci consumati dalla popolazione pediatrica. Tra i medicinali più utilizzati figurano gli antibiotici, tradizionalmente molto presenti nelle prescrizioni rivolte a bambini e adolescenti.
Il dato va letto soprattutto in termini di andamento dei consumi e non come indicazione a utilizzare o evitare uno specifico farmaco. La scelta della terapia, infatti, dipende dalla diagnosi e dalle indicazioni del medico. Il Rapporto OsMed evidenzia comunque un’inversione di tendenza importante: nel 2025 il consumo degli antinfettivi sistemici è diminuito del 21,9%, dopo gli aumenti osservati negli anni precedenti.
La riduzione degli antibiotici si inserisce inoltre nel più ampio tema dell’appropriatezza prescrittiva, particolarmente rilevante in pediatria. Un minore ricorso a queste terapie può avere diverse spiegazioni e i dati OsMed, da soli, non consentono di attribuire il cambiamento a una singola causa.
Cresce il ricorso agli psicofarmaci
Il dato che maggiormente richiama l’attenzione riguarda però i farmaci del sistema nervoso centrale, categoria nella quale rientrano antiepilettici, antipsicotici, antidepressivi e farmaci utilizzati per l’ADHD. Nel 2025 il ricorso a questi medicinali è aumentato, confermando un trend osservato negli ultimi anni.
La prevalenza d’uso degli psicofarmaci tra bambini e adolescenti sotto i 18 anni ha raggiunto nel 2025 lo 0,64%, con un incremento del 12,1% in un solo anno. In altre parole, circa 6,4 minori ogni mille hanno ricevuto almeno una prescrizione di questi medicinali. Secondo AIFA, i consumi risultano inoltre triplicati rispetto al 2016. Tra gli aumenti più marcati figurano:
- il metilfenidato, utilizzato nel trattamento dell’ADHD, cresciuto del 28,9%,
- l’aripiprazolo (+14,6%),
- il risperidone (+13,3%),
- e la sertralina (+9,6%).
Il dato non significa automaticamente che vi sia un aumento equivalente delle patologie psichiatriche nei minori. Le statistiche sulle prescrizioni descrivono infatti l’utilizzo dei medicinali e non permettono, da sole, di stabilire le cause dell’incremento. AIFA sottolinea inoltre che il livello italiano resta sensibilmente più basso rispetto ad altri Paesi: la prevalenza indicata per il 2025 è dell’1,61% in Francia, mentre negli Stati Uniti supera il 24%.
Forti differenze tra le regioni
Un altro elemento evidenziato dal Rapporto OsMed riguarda la variabilità territoriale. Nel 2025 le Regioni del Centro hanno registrato tassi di utilizzo degli psicofarmaci pediatrici superiori di oltre il 50% rispetto alla media nazionale. La differenza tra territori rappresenta uno degli aspetti più rilevanti del rapporto e suggerisce quanto possano essere diversi i percorsi di presa in carico e le modalità di prescrizione.
Le differenze regionali, tuttavia, non devono essere interpretate automaticamente come una maggiore o minore presenza di disturbi della salute mentale. I dati sui consumi possono essere influenzati da numerosi fattori, tra cui l’organizzazione dei servizi sanitari, la disponibilità di specialisti, l’accesso alle strutture, le modalità prescrittive e la diversa propensione al ricorso ai trattamenti farmacologici.
Il quadro restituito dall’OsMed 2025 è quindi articolato: da una parte diminuisce il ricorso complessivo ad alcune delle principali categorie di medicinali pediatrici, dall’altra cresce quello relativo ai farmaci per il sistema nervoso centrale. Un cambiamento che merita attenzione soprattutto per comprendere come siano cambiate, negli ultimi anni, le esigenze di salute dei bambini e degli adolescenti e le risposte del sistema sanitario.
Tra social, isolamento e modelli irraggiungibili
Oltre agli aspetti clinici, gli specialisti individuano nuovi fattori di rischio nella vita quotidiana dei più giovani.
L’uso eccessivo dei social media e la dipendenza dal mondo digitale generano isolamento relazionale e perdita di contatto con la realtà sociale, mentre i modelli culturali dominanti – centrati su successo, perfezione e produttività – alimentano un costante senso di inadeguatezza. Come evidenziato nell’articolo incentrato sul disagio tra studenti universitari Sempre più suicidi all’università: il falso mito del successo a tutti i costi.
«Viviamo in una società che impone di ottenere tutto e subito», spiegano i neuropsichiatri, «e questo induce frustrazione, impulsività e comportamenti disfunzionali».
Il dato più importante, però, non è soltanto quello delle prescrizioni. Dietro l’aumento del ricorso ai farmaci per la salute mentale c’è una generazione che sta affrontando un disagio sempre più complesso, in un ambiente profondamente cambiato anche dalla presenza dei social. Non sarebbe corretto indicare i social come la causa dei problemi psicologici dei ragazzi: la ricerca mostra infatti una relazione molto più articolata, nella quale contano anche il tipo di utilizzo, i contenuti, le relazioni online e la situazione personale di ciascun adolescente.
Il punto, allora, non è demonizzare lo smartphone né chiedere ai giovani di sparire dalla rete. È interrogarsi su quanto spazio stiamo lasciando alla vita reale, al sonno, alle relazioni, allo sport, alla famiglia e all’ascolto. Perché un ragazzo che trascorre ore davanti a uno schermo non ha necessariamente un problema, ma un ragazzo che sta male e non trova nessuno con cui parlarne sì. I social possono amplificare confronti, pressioni e insicurezze, ma possono anche diventare strumenti di relazione e sostegno.
La vera sfida, quindi, è evitare sia l’allarmismo sia la sottovalutazione. Prima della prescrizione di un farmaco dovrebbe esserci sempre l’ascolto; prima di un giudizio, la comprensione. E soprattutto, la salute mentale dei giovani non può essere affidata soltanto alle notifiche di uno smartphone o alla risposta di una compressa: servono adulti presenti, servizi accessibili e una società capace di accorgersi quando un ragazzo smette semplicemente di stare bene.












