Il 2025 è stato un anno nero per le nascite in Italia. Le 355 mila nascite registrate – con un tasso di fecondità sceso a 1,14 figli/donna – segnano il record negativo dal dopoguerra ad oggi. Il dato emerge dal dossier Natalità 2026 di Fondazione Natalità in collaborazione con Istat.
Le ragioni di tale decremento, secondo quanto evidenziato dal rapporto, sono in primo luogo da imputare a ostacoli di carattere economico, lavorativo e sociale. Quasi una donna su due ritiene che avere un figlio possa impattare negativamente sulla propria carriera professionale, dato che va in controtendenza con gli uomini: solo il 24 per cento, infatti, teme che la presenza di un figlio possa avere ripercussioni in ambito lavorativo. L’altra faccia della medaglia riguarda invece il 5,5 per cento degli intervistati, secondo cui la genitorialità non rientra tra i propri progetti di vita. Il dossier mette in evidenza lo squilibrio demografico di cui ormai da diversi anni è protagonista il bel Paese: a fronte di 355 mila nascite, infatti, il 2025 ha registrato 652 mila decessi.
“Se da un lato l’Italia vanta una delle aspettative di vita più elevate al mondo (83,4 anni), dall’altro questo primato rischia di mettere sempre più sotto pressione la sostenibilità del sistema sanitario, del welfare e del sistema pensionistico, chiamati a sostenere una popolazione sempre più anziana con un numero sempre minore di giovani”, afferma il rapporto.












