Categorie: Eventi e Fiere

Da Dracula all’Odissea: ad Etna Comics il lungo viaggio del mito attraverso i secoli

Ad Etna Comics 2026 la content creator Chiara Lipari e l'illustratore Paolo Barbieri ripercorrono l'evoluzione del mito nella letteratura e nel cinema

Le giornate di Etna Comics sono state scandite da un susseguirsi di appuntamenti e ospiti, uno di questi ha avvicinato due mondi solo in apparenza lontani: l’incontro “Da Dracula all’Odissea: come la letteratura e il cinema possono cambiare il mito”.

Da una parte il mondo social di Chiara Lipari, content creator e podcaster che divulga la mitologia attraverso video e contenuti digitali; dall’altra Paolo Barbieri, illustratore tra i più apprezzati del panorama fantasy italiano. Due linguaggi diversi, due modi differenti di raggiungere il pubblico, ma un’unica passione: il mito. Ad accogliere ospiti e relatori sono state proprio le opere di Barbieri. Nella Sala Uzeda le sue illustrazioni dedicate all’Odissea, all’Inferno di Dante e alle grandi tradizioni mitologiche hanno immerso il pubblico nelle immagini dei racconti antichi, trasformando lo spazio in un luogo sospeso tra narrazione e immaginario.

Il mito: un racconto in evoluzione

La prima domanda rivolta ai due ospiti ha riguardato proprio ciò che li accomuna: il mito. Per Chiara Lipari la mitologia rappresenta un vero e proprio specchio delle culture e dei popoli succedutisi nei secoli, uno specchio che non riflette forse ciò che è realmente accaduto, ma ciò che è giunto fino a noi attraverso racconti, interpretazioni e tradizioni. Una visione forse non sempre perfettamente fedele alle sue origini, ma che lascia spazio anche alla visione del momento storico e all’immaginazione, avvicinando così il mito a quel senso di sospensione dalla realtà che caratterizza il fantasy.

Paolo Barbieri ha poi sottolineato come i miti non siano realtà immobili, cristallizzate nel passato. Al contrario, sono racconti dinamici che, attraversando i secoli, continuano a vivere trasformandosi grazie a chi li narra. Ogni epoca li rilegge secondo la propria sensibilità e il proprio contesto storico, aggiungendo nuove e diverse sfumature, senza però cancellarne l’essenza. Sarebbe proprio questa capacità di rinnovarsi che, secondo l’illustratore, costituisce il fascino stesso del mito e della favola. A sostegno di questa idea, Barbieri ha richiamato le più antiche tradizioni, come quella indiana, in cui il mito e la sua trasmissione rappresentavano un vero patrimonio culturale da custodire e tramandare alle nuove generazioni.

Da mostro a icona: l’evoluzione nel mito di Dracula

Punto di partenza e protagonista della conferenza è stato il mito di Dracula, figura esemplare che dimostra come i miti e i personaggi leggendari siano in grado di trasformarsi nel tempo senza perdere il loro fascino. La riflessione è partita da una domanda semplice ma introspettiva, capace di interrogare il pubblico: perché il vampiro creato da Bram Stocker continua ad affascinare intere generazioni? Esiste un gusto per l’orrido? Secondo i relatori, parte della risposta risiederebbe nel rapporto che il lettore prima e lo spettatore poi, instaurano con la paura. Attraverso la visione dell’horror, infatti, lo spettatore ricerca una forma di adrenalina a rischio zero, sperimentando intense emozioni di paura in un contesto sicuro, dove può confrontarsi con ciò che lo spaventa senza esserne realmente minacciato.

Ma il successo di Dracula non è dovuto soltanto a questo. Come ha evidenziato l’illustratore Barbieri, il punto di forza del mito risiede proprio nella sua capacità di modellarsi nel corso dei secoli, adattandosi alle diverse epoche. In origine, spiega Barbieri, il vampiro era soprattutto una creatura predatrice, inquietante e mostruosa; con il passare del tempo, però, le numerose reinterpretazioni letterarie e cinematografiche ne hanno modificato profondamente l’immagine, accentuandone sempre più una dimensione romantica e seduttiva, una caratteristica che non apparteneva né al racconto originale, né a narrazioni tradizionali e storiche da cui lo stesso Stocker trasse ispirazione. Un cambiamento che trova oggi una delle sue espressioni più note nelle trasposizioni cinematografiche moderne, a partire dall’opera di Francis Ford Coppola, dove il mostro non è più soltanto oggetto di paura, ma diventa anche simbolo di fascino e attrazione.

L’evoluzione di Dracula da incarnazione dell’orrore a figura seducente rappresenta, in fondo, la dimostrazione del dinamismo e della plasmabilità del mito, in cui ogni nuovo narratore ed ogni nuova narrazione, aggiunge elementi, ne modifica altri, alterando la storia sino al punto da costruirne una diversa. Non esiste un mito immutabile, ma una continua stratificazione di racconti che si evolve insieme alla società che lo osserva.

Approdo all’Odissea: quando la forza cambia significato

Se Dracula ha rappresentato l’esempio del percorso di cambiamento del mito, punto di arrivo della riflessione è stato invece l’Odissea. Nel corso della conferenza è emerso come ogni società finisca per rileggere personaggi, simboli e racconti attraverso la propria sensibilità culturale. Non è un caso che figure ricorrenti nello scenario fantasy, assumano significati diversi a seconda del contesto storico e religioso in cui vengono interpretate. Un esempio tipico ricorre con la figura del serpente, una delle maggiormente utilizzate nei racconti del mondo fantasy spesso come guida o elemento chiave che nella tradizione religiosa cristiana assume invece un significato negativo e maligno.

Questa considerazione ha portato il dibattito a ragionare anche sulla diversità nella percezione del concetto di eroismo che muta insieme alla stessa mitologia, un eroismo che non riguarda solamente coraggiosi e forti personaggi maschili, ma si estende anche alle figure femminili della narrazione. Attraverso un parallelismo tra Mina, personaggio di Dracula, e Penelope nell’Odissea, i relatori hanno mostrato alla platea come entrambe rappresentino modelli di forza differenti rispetto a quelli tradizionalmente associati agli eroi, modelli che tornano a parlarci ancora oggi attraversando la storia dal mito all’età moderna, raccontando un femminismo di origini antichissime. Quella di queste due donne, non è una forza fondata sulla superiorità fisica, sulla guerra o sulla conquista, ma sulla capacità di utilizzare al meglio gli strumenti a loro disposizione. Mina e Penelope raggiungono i propri obiettivi attraverso l’intelligenza, la determinazione e la consapevolezza del proprio ruolo, dimostrando come il coraggio possa assumere forme molto diverse da quelle cui la mitologia, così come ci è stata spesso raccontata, ci ha erroneamente abituati.

Come la figura di Dracula mostra come possa cambiare il volto del mostro, così Penelope dimostra come possa cambiare il significato stesso della forza. Forse allora, è proprio questa la più straordinaria capacità del mito: sopravvivere ai mezzi attraverso cui viene raccontato. Che sia tramandandolo oralmente, affidandolo alle pagine di un romanzo o proiettandolo sul grande schermo, ciò che conta è continuare a far vivere il mito, rispondendo alle domande e ai bisogni di ogni epoca e regalando a chi verrà sempre un nuovo punto di vista senza mai perdere l’eredità del passato.

Tecla Guzzardi

Studentessa di giurisprudenza e insegnante di danza classica, intreccia l’interesse per la giustizia e i temi sociali all’attrazione per l’arte in ogni sua forma. Trova nella scrittura un modo per accostare disciplina e creatività, nel giornalismo scopre un mezzo per raccontare il mondo con uno sguardo attento e sensibile alle sfide contemporanee.

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Tecla Guzzardi

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