
Oggi, 2 giugno 2026, si inaugura World Eating Disorders Action Day, ovvero la giornata mondiale sui Disturbi Alimentari, giornata promossa ormai dal 2016 grazie a diverse organizzazioni, tra cui la più importante promotrice figura l’Academy for Eating Disorders.
‘Action Day’ non è un nome scelto con noncuranza: nella sua accezione letterale vuole indicare una giornata attiva, non solo di sensibilizzazione, ma un invito concreto ad agire per migliorare prevenzione, accesso alle cure e sostegno alle persone colpite dai disturbi alimentari.
I Disturbi Alimentari non sono malattie nate recentemente, sebbene la giornata mondiale sia stata inaugurata solo in questi ultimi dieci anni.
Hanno radici ben più profonde, già si parlava di anoressia nervosa dal Seicento con il medico inglese Richard Morton, che documentò casi di grave deperimento, mentre la bulimia nervosa fu riconosciuta come disturbo specifico soltanto alla fine degli anni Settanta del Novecento.
I Disturbi Alimentari sono molteplici, e ancora più numerosi sono i sintomi che ne derivano:
L’elenco dei disturbi alimentari è in continua evoluzione, a testimonianza della complessità di queste patologie.
I disturbi alimentari non colpiscono soltanto il corpo. Progressivamente possono insinuarsi in ogni ambito della vita, alterando il modo in cui una persona percepisce se stessa, vive le proprie relazioni e affronta il lavoro, lo studio e la quotidianità. Sono patologie che possono compromettere profondamente il benessere fisico e mentale, arrivando a condizionare l’intera esistenza di chi ne soffre.
Molto spesso i disturbi del comportamento alimentare vengono etichettati come malattie prettamente femminili, quando in realtà chiunque, indipendentemente dal sesso, può esserne colpito.
Dietro i numeri e le statistiche ci sono vite reali, spesso segnate da anni di sofferenza silenziosa e paura di non essere compresi dalla società.
Lucia ha iniziato a ridurre progressivamente le quantità di cibo durante l’adolescenza. Inizialmente alla base di questa scelta vi era un semplice desiderio di dimagrire si è trasformato in una rigida ossessione per il controllo del peso. Nel giro di pochi anni la malattia ha compromesso gravemente la sua salute fisica, fino a causarne la morte nonostante i tentativi di cura. Questa è stata la storia di una ragazza che soffriva di anoressia.
Marco ha convissuto per anni con la bulimia nervosa, alternando abbuffate e comportamenti compensatori nel tentativo di nascondere il proprio disagio. Solo dopo aver chiesto aiuto a familiari e specialisti è riuscito a intraprendere un percorso terapeutico che gli ha permesso di recuperare un rapporto più sereno con il cibo ma soprattutto con se stesso.
C’è poi la storia di Alessandra che, dopo la morte di sua madre, ha sviluppato un disturbo da alimentazione incontrollata. Disturbo non ancora riconosciuto, non ancora etichettato come ”malattia”, dopo mesi di isolamento e sensi di colpa, senza l’aiuto e la comprensione necessaria per salvarsi, si tolse la vita all’età di 24 anni.
Non tutte le storie hanno un lieto fine. Alcune ragazze arrivano alle cure troppo tardi, quando le conseguenze fisiche della malattia sono ormai gravissime. Altre, invece, dimostrano che la guarigione è possibile: un percorso spesso lungo e complesso, ma che permette di ritrovare salute, relazioni e soprattutto un futuro in cui la felicità e la pace con sé stessi è possibile, non solo un illuso sogno.
In questa giornata rivolgiamo un pensiero a chi non è più con noi, stringiamo idealmente la mano a chi lotta ogni giorno contro un disturbo alimentare e a chi, magari nel silenzio, sta cercando la forza di chiedere aiuto.
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