
Catania sperimenta la rivoluzione del drenaggio urbano sostenibile. Al Tondo Gioeni i lavori procedono spediti: l’intervento, basato su soluzioni naturali e tecnologie all’avanguardia, ha già raggiunto il 50% del completamento.
L’obiettivo è ambizioso: trasformare la gestione delle piogge intense, passando dal tradizionale sistema fognario a un modello di “retrofitting” che emula i processi della natura.
L’opera, finanziata interamente con fondi europei del programma CARDIMED, vede l’Amministrazione Comunale collaborare strettamente con il Dipartimento di Agricoltura dell’Università di Catania.
Il cuore del sistema sono i “giardini della pioggia”:
Filtrazione naturale: le aree verdi sono progettate per trattenere e filtrare l’acqua piovana.
Infiltrazione graduale: l’acqua viene fatta confluire lentamente nel sottosuolo grazie a pozzi disperdenti.
Capacità record: il sistema è dimensionato per gestire circa 11.000 metri cubi d’acqua all’anno, provenienti da un bacino di ben 110 ettari.
Il sopralluogo effettuato dall’assessore alle manutenzioni Giovanni Petralia ha confermato l’efficacia della strategia. Invece di “forzare” l’acqua nelle fognature sature, si punta a mitigare il rischio idraulico lungo i quasi tre chilometri di via Etnea attraverso soluzioni basate sulla natura.
Inoltre, il progetto prevede un recupero intelligente delle risorse: le acque della sorgente Leucatia saranno convogliate per irrigare il verde pubblico circostante a costo zero.
Il sindaco Enrico Trantino e l’assessore Petralia hanno sottolineato l’importanza di questo cambio di rotta: “Non convogliamo più l’acqua nelle fognature, ma adottiamo soluzioni che emulano i processi naturali. Questo è un progetto pilota: monitoreremo i risultati al Tondo Gioeni per replicare il modello in tutte le zone della città soggette ad allagamenti.”
I lavori, iniziati il 26 gennaio scorso, dovrebbero concludersi entro la primavera del 2026. Catania riceverà non solo un sistema di protezione idraulica più efficiente, ma anche un’area verde riqualificata con funzioni estetiche e didattiche. Un esempio concreto di come l’ingegneria moderna possa dialogare con la natura per rendere la città più sicura e sostenibile.
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