
Catania – Catania ha riabbracciato la sua Patrona e, come ogni anno, la fine delle celebrazioni porta con sé riflessioni, analisi e qualche immancabile polemica sui tempi della processione. A fare chiarezza e a tracciare una linea netta tra la gestione amministrativa e il sentimento popolare è il Sindaco Enrico Trantino.
Con un intervento lucido e appassionato, il primo cittadino ha voluto rispondere a chi guarda alla Festa con occhio puramente organizzativo, ricordando che Sant’Agata sfugge alle logiche di un comune “evento” programmato. È, nelle sue parole, un rito che vive della presenza fisica e spirituale di una comunità intera.
Trantino ha rivendicato i risultati ottenuti sul fronte dell’ordine e della pulizia cittadina, sottolineando lo sforzo “straordinario” compiuto dagli uffici comunali per garantire il ritorno alla normalità in tempi rapidi. Tuttavia, ha chiarito che esiste un limite oltre il quale la burocrazia non può e non deve spingersi: il ritmo della devozione.
La folla che avvolge il fercolo non è un dato numerico, ma una “moltitudine che cresce” e che, con la sua stessa intensità, detta i tempi del cammino di Agata tra le sue strade. Il Sindaco ha poi voluto smontare la retorica del “si stava meglio prima”, evidenziando come la festa moderna sia semplicemente diversa perché più partecipata e sentita.
L’intervento di Enrico Trantino si chiude con un monito rivolto a chi osserva la festa dall’esterno o con spirito critico: non si può giudicare ciò che nasce da un’emozione profonda. La complessità della festa è lo specchio della complessità del cuore dei catanesi, un legame che “solo chi vi sta dentro può veramente capire”.
“La festa di Sant’Agata non è un evento. E’ un’esperienza immersiva, totalizzante, in cui molti cittadini avvertono la vicinanza fisica di chi è vissuta, si è sacrificata per non abiurare e si è manifestata nei momenti di bisogno.
Si può gestire l’insieme, e da un paio d’anni è molto più ordinato e composto. Si può intervenire su quel che sta ai margini della Festa, e come Comune stiamo compiendo un lavoro straordinario per ripulire e tornare alla normalità. Ma non si possono controllare tutti i tempi, scanditi dal passo di una moltitudine che cresce e che inevitabilmente rallenta la processione.
Se dalle prossime riunioni emergeranno fenomeni che incidono sulla durata della Festa e che possono essere corretti, lo faremo. Ma non cadiamo nell’errore di pensare che “ai miei tempi” fosse tutto meglio. Era solamente diverso. Adesso è diventata esponenzialmente più partecipata. E più intensa.
Non cadiamo nell’errore di ergerci a giudici, dimenticando che attorno al fercolo, per una superficie che aumenta ogni anno, vi sono emozioni che solo chi vi sta dentro può veramente capire.”
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