C’è molta preoccupazione per la sospensione del reddito di cittadinanza deciso dal governo; di seguito i dati riguardanti la Sicilia.

Tra sindacalisti e operatori del sociale c’è molta preoccupazione per la sospensione del reddito di cittadinanza deciso dal governo. Per loro si tratta di una e vera e propria emergenza sociale, con migliaia di cittadini disorientati. Per non parlare degli sms che non sono arrivati a tutti. A questo si aggiunge che comuni e regioni non sanno dare risposte. Sindaci e servizi sociali non potranno far fronte, anche perché per scelta del governo non si può assumere nuovo personale nei Servizi Sociali.
In particolare, la Sicilia perderà oltre 24 milioni di euro al mese se il taglio del reddito di cittadinanza sarà confermato nei modi e nei tempi previsti dalla norma.
In provincia di Palermo le famiglie coinvolte sono ben 11.573. Nel Catanese sono 8.974 ed in provincia di Siracusa sono 2.844. Invece, nel Trapanese i nuclei famigliari interessati sono 3.144 e nel Nisseno 1.728, seguiti dalle 2.986 famiglie nell’Agrigentino, dalle 3.937 che si trovano In provincia di Messina e poi dalle 1.162 che ci sono nel Ragusano e dalle 1.297 che vivono in provincia di Enna.
In merito a tale questione interviene il dott. Paolo Ragusa (Responsabile regionale Welfare e Terzo settore di MCL Sicilia, nonché Vicepresidente provinciale MCL Catania) il quale ha una sua proposta: “Serve attivare una collaborazione tra gli enti del terzo settore, a cominciare da quelli che già hanno esperienza nella presa in carico dei soggetti fragili, e i servizi sociali dei comuni. Noi siamo pronti a favorire percorsi di incontro e di collaborazione attiva tra il pubblico e il privato sociale.
Bisogna mobilitare tutte le risorse civiche e solidaristiche del territorio per sostenere gli ex beneficiari del reddito di cittadinanza in questa fase di transizione dalla vecchia alle nuove misure di sostegno al reddito. È urgente evitare che dilaghi il senso di abbandono che si sta generando in questi giorni ma serve anche sostenere la revisione delle misure di contrasto alla povertà. Il reddito di cittadinanza non poteva essere offerto come una prospettiva di aiuto stabile, non solo per ragioni di finanza pubblica ma anche per motivi di dignità personale, ma esso oggi va superato investendo su percorsi che portino a sostituire il sussidio pubblico con un reddito da lavoro e, quindi, anche con un adeguato sostegno alla formazione professionale”.
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