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Matteo Messina Denaro si aggrava ma non cambia: “Non mi pentirò mai”

Nonostante la sua cattura, il noto boss mafioso non ha nessuna intenzione di collaborare con la giustizia e di far luce su quanto accaduto durante la sua latitanza.

Nonostante la sua cattura, Matteo Messina Denaro non ha nessuna intenzione di collaborare con la giustizia e dunque di fare luce sui fatti mafiosi conseguitesi negli ultimi 40 anni. “Io non mi farò mai pentito“, ha dichiarato il boss davanti il procuratore di Palermo, Maurizio De Lucia e dall’aggiunto Paolo Guido. L’uomo ha negato di avere commesso omicidi, stragi e di aver trafficato droga, ha semplicemente ammesso di avere avuto a che fare con il capomafia Bernardo Provenzano.

“Non voglio fare il superuomo e nemmeno l’arrogante, voi mi avete preso per la mia malattia“, ha dichiarato davanti al pm durante un interrogatorio. Inoltre, in occasione dell’interrogatorio per spiegare il suo cambio di passo nella latitanza ai magistrati, ha fatto riferimento a un proverbio antico: “Se vuoi nascondere un albero piantalo in una foresta. Ora che ho la malattia e non posso stare più fuori e debbo ritornare qua. Mi metto a fare una vita da albero piantato in mezzo alla foresta, allora se voi dovete arrestare tutte le persone che hanno avuto a che fare con me a Campobello, penso che dovete arrestare da due a tremila persone: di questo si tratta”.  Il boss ha sottolineato come: “A Campobello mi sono creato un’altra identità: giocavo a poker, mangiavo al ristorante, andavo a giocare, una vita normale per passare inosservato“.

Durante il lungo interrogatorio da parte di Maurizio De Lucia e Paolo Guido, Matteo Messina Denaro ha sottolineato che: “Io mi sento uomo d’onore ma non come mafioso. Cosa nostra la conosco dai giornali, la mia vita non è stata sedentaria, è stata una vita molto avventurosa, movimentata”. Per quanto concerne i rapporti tra il boss mafioso e Cosa nostra, Matteo Messina Denaro ha dichiarato: “Non lo so, magari ci facevo affari e non sapevo che era Cosa nostra“.

“Una cosa fatemela dire. Forse è la cosa a cui tengo di più. Io non sono un santo…ma con l’omicidio del bambino non c’entro, il sequestro non è mai finalizzato all’uccisione”, ha spiegato l’uomo.


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