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Università, in Italia troppi laureati lavorano in aree diverse dal campo di studi

La laurea permette di lavorare? Quanto vale il titolo di studio conseguito sul mercato del lavoro italiano? Ecco cosa dicono i principali dati raccolti.

Tra i residui della pandemia, sono rimasti dei danni anche al sistema scolastico già compromesso, portando il sistema di istruzione italiano tra i più fragili d’Europa. L’Osservatorio JobPricing ha effettuato una ricerca per indagare quanto vale il titolo di studio nel mercato del lavoro.

La ricerca prende in considerazione le principali criticità del nostro Paese: bassa spesa per l’istruzione (3,9% contro la media europea 4,7%), basso tasso di popolazione laureata tra i 25-34 (28,9% contro il 45,6% dei dati OCSE), 23% degli studenti superiori ha gravi lacune nelle competenze base e oltre il 13% degli studenti tra i 18 e i 24 anni abbandona gli studi. Le conseguenze implicite sono la più alta incidenza di giovani che non studiano, non lavorano e non sono in alcun programma di formazione. Inoltre, l’Italia è la terza nazione europea per tassi di disoccupazione tra i giovanissimi.

Un dato positivo è il livello di occupazione dei laureati e per chi possiede dei titoli post-laurea è più alto per tutte le fasce di età. Riguardo la disoccupazione, sia giovanile che per tutta la forza lavoro, è più bassa della media nazionale solo per chi ha un titolo terziario. Ma nonostante il tasso occupazionale, il 25,8% degli occupati è costretta a lavorare al ribasso delle proprie aspettative, ricoprendo un ruolo per cui è richiesto un titolo di studio inferiore a quello di cui è in possesso.

È interessante notare, dai dati ISTAT, come i tassi di occupazione, disoccupazione e inattività variano in modo drastico a seconda del titolo di studio:

Un ultimo fattore preoccupante, che evidenzia AlmaLaurea, è il cosiddetto mismatch orizzontale cioè laureati che svolgono occupazioni non previste dal titolo di studio che hanno conseguito, come ad esempio un laureato in discipline umanistiche o linguistiche che svolge un ruolo amministrativo. Fortunatamente per molti è una situazione di passaggio e che va migliorando lungo la carriera ma porta circa il 15% dei laureati triennali e circa il 10% dei laureati di secondo livello considerano il titolo di studio conseguito poco o per nulla efficace ad un anno dal conseguimento del titolo.

In conclusione, il titolo di studio aiuta a lavorare e la laurea paga ma non sempre quanto dovrebbe o come si poteva prevedere.

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