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Fine stato di emergenza, dallo smart working alla campagna vaccinale: cosa cambia

Il 31 marzo, giorno fissato per la fine dello stato di emergenza, non è poi così lontano. Ma cosa succederebbe nel caso in cui non venisse stabilita un'ulteriore proroga?

In Italia i contagi scendono e si opta per un progressivo allentamento delle misure. Il prossimo 31 marzo 2022, poi, finirà lo stato di emergenza e, almeno per ora, non si pensa ad alcuna ulteriore proroga. Ma se davvero questo venisse lasciato alle spalle, cosa cambierebbe?

Lo stato di emergenza: a cosa serve

In primo luogo si precisa che lo stato di emergenza, proclamato per la prima volta lo scorso 31 gennaio 2020, permette a Governo e Protezione Civile di mettere in atto misure straordinarie, come il lockdown, e procedure più velocemente per ottenere leggi e decreti. Inoltre possono entrare in vigore senza l’approvazione parlamentare gli ormai celebri Dpcm.

Con la fine dello stato di emergenza gli italiani potrebbero divenire testimoni di ulteriori cambiamenti. Ecco quali:

  • dovrebbero cadere i presupposti per uno smart working esteso e negli uffici si dovrebbe tornare a lavorare in presenza. Con la fine della situazione emergenziale, svolgere un’attività da casa sarà possibile solo tramite accordo individuale tra azienda e lavoratore. Rappresenta un’eccezione la Pubblica amministrazione, contesto in cui gli accordi individuali sono già realtà.
  • come ricordato da Il Corriere della Sera, gradualmente le Regioni potrebbero iniziare a decidere in piena autonomia sulla campagna vaccinale. Si ricorda, tuttavia, che l’obbligo vaccinale per gli over 50 scadrà mesi dopo, il prossimo 15 giugno.
  • di fronte ad una mancata proroga dello stato di emergenza, il Governo non potrebbe mettere più in atto i Dpcm e la cabina di regia non sarebbe più in funzione. Inoltre si bloccherebbero le attività di Commissario straordinario per l’emergenza, attualmente Francesco Paolo Figliuolo, e Comitato Tecnico Scientifico.
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