Attualità In Copertina

L’ultima truffa PostePay, arrivano addebiti non autorizzati: cosa fare

Truffa Postepay: molti utenti hanno riscontrato addebiti non effettuati da Google Play. Ecco cosa hanno raccontato due vittime della truffa a LiveUnict.

Negli ultimi quindici anni il modo di acquistare si è trasformato: se prima era necessario uscire di casa e spostarsi, adesso in tasca si nascondono tantissimi store, e-commerce e app per acquisti online, come quella PostePay.

Si tratta della prepagata più usata in Italia per gli acquisti online, il sistema più scelto anche per la sua versatilità di circuiti, tra cui i più popolari MasterCard e Visa.  Ma allo stesso tempo è la carta prediletta per le truffe. L’ultima truffa, infatti, comporta alcuni addebiti non autorizzati da Google Play, come segnalano alcuni testimoni a LiveUnict.

Mattia e Gabriella sono solo due dei nomi delle vittime dell’ultimo modo di truffare, che va avanti, ormai, da giugno. Entrambi possessori di Postepay standard, a distanza di pochi giorni l’uno dall’altro, hanno notato dei movimenti sospetti nell’app di Poste, che permette di controllare lo status delle proprie carte 24h su 24.

Gli addebiti non autorizzati

Ogni settimana controllo la mia lista movimenti sull’App di Poste – ha dichiarato Mattia ai nostri microfoni – e mi sono accorto di ben 6 movimenti sospetti alla voce ‘Shopping e Servirzi’ e uno alla voce ‘Motori e Trasporti’. I primi sei riportavano la dicitura GOOGLE*GOOGLE PLAY G.CO/HELP e l’importo tolto si aggirava tra i 4,43 euro e gli 8,87 euro ed sono stati effettuati tutti nella giornata del 14 ottobre nel giro di poche ore. Il pagamento ‘Motori e Trasporti’, invece, riportava una dicitura diversa: YZRDELQGWOWLTHNPHQIMR e ammontava a 8,31 euro ed era stato effettuato il 14 ottobre”.

D’altro canto nella guida di Google Play si legge che quando si acquista nello store “Tutti gli acquisti effettuati su Google Play verranno indicati nell’estratto conto con le seguenti diciture: “GOOGLE*nome sviluppatore di app” (per le app Android), “GOOGLE*nome app” (per le app Android), “GOOGLE*tipo di contenuti” (ad esempio, “GOOGLE*Libri”). Peccato che Mattia negli ultimi 15 giorni non aveva scaricato nessuna app sul suo smartphone e che la dicitura Google Play Help non è ammessa per i prodotti del Play Store.

“Ho perso quasi 50 euro”

Ho capito che si trattava di una truffa – ha detto Mattia – e che dovevo bloccare subito la mia Postepay perché i miei soldi erano a rischio. Nel mio caso la perdita di denaro ammonta a 48,21 euro. C’è da dire anche che i pagamenti sono stati fatti dall’estero, in quanto nella lista movimenti sono state addebitate anche le commissioni in valuta estera, che ammontano tra i 0.05 e gli 0.10 euro”.

Gli addebiti sono di piccola cifra, quasi invisibili se nella Postepay si dispone di un saldo di 500 euro e se non si ha l’accortezza di controllare ogni giorno o di aver attivato le notifiche dell’app per i pagamenti in uscita.

Gabriella, amica di Mattia, preoccupata per l’accaduto, ha controllato la sua Postepay ogni giorno e ha subito attivato le notifiche sul suo smartphone per pagamenti effettuati al di sopra di 0 euro. La mattina del 19 ottobre tra le 7.30 e le 8, sullo schermo del suo telefono sono comparse più avvisi dall’app di Poste, che segnalavano pagamenti di piccole somme mai effettuati da lei.

Anche io mi sono imbattuta nella truffa che si spaccia per acquisti da Google Play. – è intervenuta Gabriella – Ho subito bloccato la carta telefonando al numero verde e seguendo le indicazioni della voce elettronica. Mentre telefonavo i pagamenti continuavano, fino a quando la mia Postepay è stata disattivata”.

Nel caso di Gabriella gli addebiti non riconosciuti sono stati 6 da 4,41 euro ciascuno, per un totale di 26,46 euro, tutti alla voce ‘Shopping e Servizi’, effettuati nel giro di pochissimi secondi a distanza dall’altro. Anche lei come Mattia non aveva fatto acquisti sul Play Store. E inoltre non era andata su siti sospetti o link pishing, né tanto meno per accedere al suo estratto conto aveva usato i dispositivi elettronici di Mattia o la stessa connessione Internet.

Ciò che sta accadendo silenziosamente con le Postepay è un fenomeno nazionale: “Facendo un giro sul web e informandomi all’Ufficio Postale – ha proseguito Gabriella – ho capito che tanti altri utenti hanno subito la mia stessa truffa, perdendo cifre maggiori rispetto alla mia o a quella di Mattia. Anche nella filiale di Poste, presso cui mi sono recata per avere informazioni su come sporgere denuncia, mi hanno detto che ero uno dei tanti casi che loro avevano riscontrato già dall’inizio di quest’estate e che al momento nemmeno loro si spiegano come sia possibile”.

Escludendo l’ipotesi di un virus informatico, la probabile causa potrebbe risalire all’uso di generatori a 8 cifre da parte di questi ignoti truffatori, che usufruendo di tecnologie diffuse sulla maggioranza delle carte prepagate, come contactless, o approfittando della politica di Poste che sotto i 50 euro non è necessario inserire un Pin o il CVV presente sul retro, effettuano pagamenti di piccole cifre.

Cosa bisogna fare se si è vittime della truffa

Gabriella sta aspettando che questi movimenti vengono contabilizzati per poter effettuare la denuncia ai Carabinieri e poi presentare alle Poste la disputa per le operazioni contestate.

“Bisogna aspettare che il saldo disponibile si allinei con il saldo contabile – ha spiegato Mattia – e questa procedura viene fatta solitamente entro 5-7 giorni lavorativi. Poi tornare all’Ufficio Postale e richiedere una stampa della lista dei movimenti. Dopodiché bisogna recarsi dai Carabinieri ed effettuare la querela contro ignoti e poi procedere con la richiesta di rimborso della somma sottratta, presentando il modulo di contestazione addebito per i servizi Postepay”.

Sicuramente non c’è una carta a prova di illeciti da parte di terzi, ma la Postepay resta la ricaricabile più attaccabile anche per la sua scarsa affidabilità in fatto di sicurezza.

Ogni utente quando sceglie il servizio Postepay standard paga dieci euro per l’emissione della stessa carta – ha affermato Mattia -. Pur essendo un servizio economico e concorrenziale la sicurezza è pressoché assente. Lo dico per esperienza perché quattro anni fa fui coinvolto in un’altra truffa simile. Adesso Poste Italiane si troverà tantissime richieste di rimborso e, allo stesso tempo, tempo, tanti utenti che, come me, andranno dalla concorrenza alla ricerca di alternative più sicure per gli acquisti online. Poste, dal canto suo, prevede la sostituzione della carta in questi casi, ma chi ne usufruisce deve sborsare altri 5 euro. Perché devo pagare un’altra carta se sono la vittima?

A proposito dell'autore

Maria Regina Betti

Laureanda in Lettere Classiche, appassionata di luci rosse e di rullini, si dedica alla fotografia digitale, analogica e istantanea.

Speciale Test Ammissione