Università in pillole

Concorsi truccati all’università, la catanese Gismondo: “Ho sempre segnalato irregolarità”

maria rita gismondo
Concorsi truccati all'Università: indagati 24 docenti in tutta Italia, tra cui Massimo Galli. Secondo le indagini, il noto infettivologo fu minacciato di essere denunciato dalla professoressa Maria Rita Gismondo, catanese e direttrice della microbiologia clinica e virologia dell'Ospedale Fatebenefratelli Sacco di Milano.

Concorsi truccati all’Università degli Studi di Milano: sono 25 i docenti indagati in tutta Italia, tra i quali il noto infettivologo Massimo Galli e, in Sicilia, anche una docente dell’Università di Palermo.

Sono tranquillo, da quel che leggo non ho niente di particolare di cui preoccuparmi. Sto comunque aspettando che definiscano meglio l’atto di accusa. Fatti gravissimi secondo il Rettore? Se conoscesse la sostanza dei problemi avrebbe una posizione più tranquilla”, ha dichiarato Galli su Rai3.

Ma a riprendere la questione è anche una docente catanese, Maria Rita Gismondo, direttrice della microbiologia clinica e virologia dell’Ospedale Fatebenefratelli Sacco di Milano.

“Io rompo, di norma – ha detto Gismondo all’agenzia Dire – . Non ricordo esattamente tutti i passaggi ora, ma ricordo che tutte le volte che ci sono stati concorsi, e ne ho fatto annullare uno a Palermo e ho denunciato altri casi, ho sempre cercato di riportare le situazioni alla legalità. Il periodo a cui fa riferimento l’indagine dei Nas, primavera 2020, e che mi cita per la mia contrarietà a uno schema apparentemente già definito e volto a favorire un candidato, è un comportamento in cui mi riconosco. All’epoca, in piena emergenza coronavirus, son stati fatti molti concorsi, non ricordo di preciso questo di cui si stanno occupando i Nas di Milano ma sicuramente se ho minacciato di ricorrere all’autorità giudiziaria ne avevo motivo“.

La figura della professoressa Gismondo è presente, infatti, anche all’interno dell’indagine: si cita, in particolare, l’episodio secondo il quale la professoressa minacciò di contattare l’autorità giudiziaria per la composizione della commissione d’esami che avrebbe valuto due candidati.

“Quando non vedo trasparenza nell’ambito dei concorsi universitari, segnalo subito. Ho fiducia nella giustizia ma non nella moralità italiana”, ha concluso la docente.