Scuola

Scuola, ministro Bianchi: “Investire per supportare l’educazione”

Il ministro dell'Istruzione Patrizio Bianchi ha spiegato le linee del suo mandato argomentando su come il ministero intende intervenire su temi importanti che riguardano l'intera scuola. Da affrontare anche problemi quale l'aumento della diseguaglianza e della dispersione scolastica causata dall'epidemia da Covid-19.

Il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi ha rilasciato alcune importanti dichiarazioni in audizione presso le Commissioni congiunte Istruzione del Senato e Cultura della Camera sulle linee programmatiche del suo mandato. Al centro dell’intervento i temi della scuola che riguardo la dispersione e le diseguaglianze scolastiche, gli investimenti, intervento sui precari, il problema della diminuzione del numero di studenti in futuro e la riforma dell’orientamento.

La dispersione scolastica

L’attuale situazione pandemica in Italia ha causato gravi scompensi nelle scuole a cui il Governo Draghi e nello specifico il Ministero dovrà occuparsi nei prossimi mesi: “La pandemia – ha spiegato Bianchi – come choc esterno ha esasperato le diversità e messo a nudo delle situazioni non più sostenibili come il diritto allo studio: abbiamo un indice insostenibile di dispersione scolastica. C’è una dispersione esplicita, di chi non riesce a raggiungere titolo di studio, e chi lo consegue ma non ha le competenze adeguate”.

Il piano è quello di immettere nel circuito scuola una buona dose dei fondi stanziati: “Dobbiamo iniziare fin dall’estate a fare un ponte verso l’anno prossimo usando fondi già in carico al ministero, 150 milioni. Altri 320 milioni li metteremo a disposizione per una struttura di supporto che dall’estate si proietti all’anno prossimo: inizieremo ad avere una scuola più aperta e interattiva col territorio, come parte di una nuova fase di scuola. Altri 40 milioni li dedichiamo alla povertà educativa” con progetti che “si rivolgono alle aree periferiche e marginali: è una azione che va vista nella logica di un riequilibrio”.

Le diseguaglianze scolastiche

Tema centrale le diseguaglianze scolastiche che inevitabilmente sono aumentate a causa della pandemia da Covid-19: “Quando venni in marzo – continua Bianchi – vi illustrai le linee con cui ci presentavamo al confronto europeo per ridisegnare il Piano di ripresa e resilienza: abbiamo ottenuto un risultato importante che ci ha permesso di ampliare le risorse per la scuola. Ci siamo presi l’impegno di darci un tempo per recuperare il principale vulnus del nostro sistema: non dare uguali opportunità ai nostri ragazzi. Il recupero delle diseguaglianze, dispersione, della povertà educativa segnano in modo negativo il nostro cammino del crescere. Il recupero di questi punti ci può portare a superare la lunga stagnazione in cui è il nostro Paese da troppo tempo“.

Investire nella scuola

Dictat di questo programma è dunque l’investimento nella scuola al fine di potenziare il sistema educativo e permettere una maggiore crescita dell’intero Paese. Nelle parole del ministro Bianchi: “Investire in istruzione vuole dire aumentare il numero di coloro che sono in grado di partecipare alla crescita del Paese. Abbiamo bisogno di aumentare il livello di produttività e aumentare il numero di coloro che dispongono delle competenze necessarie per concorrere allo sviluppo del Paese. In questo momento non basta l’apprendimento continuo e diffuso ma occorre dare una ‘accelerata’”.

La scuola motore del Paese non è solo una dichiarazione ovvia ma un piano di intervento che si muove sulla linea delle persone e un asse dell’organizzazione, col superamento della ‘gabbia del Novecento’“.

Intervento sui precari

Uno dei nodi importanti e a cui molti governi susseguitesi negli anni hanno cercato di affrontare è il problema dei precari scolastici. Secondo le stime di Bianchi bisognerà intervenire al fine di separare i diversi casi di quanti hanno accumulato esperienza in questi anni: “Abbiamo il tema del transitorio: come recuperare coloro che hanno accumulato esperienza e che hanno bisogno di stabilità: su quasi 500 mila posti comuni, abbiamo oltre 200 mila docenti a tempo determinato con situazioni diverse: la cosa sbagliata e trattarli tutti allo stesso modo, sono persone con esperienze, titoli e esperienze diverse”.

Stiamo ragionando col Mef – continua sul tema il ministro – per capire come riconoscere titoli e merito diversi e permettere di far confluire queste persone all’interno di una visione stabile per far partire la macchina di una assunzione regolare e continua“.

Meno studenti in futuro

Purtroppo le stime sul numero di alunni nel prossimo futuro non sono promettenti. L’attuale pandemia, fra le altre cose, ha anche causato un crollo della natività in Italia che non potrà che avere ripercussioni nella scuola: “C’è un tema di aumento del tempo scuola, che è fondante. Il Mef ci ha riconosciuto gli organici del passato e ha dato qualcosa in più. Nei prossimi 10 anni avremo 1 milione e 400 mila ragazzi in meno, avremmo quindi dovuto avere tanti insegnanti in meno. Abbiamo bisogno di prof per avere classi più piccole e aumentare il tempo scuola. Dobbiamo uscire dalla meccanica lineare tot docenti-tot studenti. Abbiamo bisogno anche di più dirigenti. I dirigenti hanno una funzione fondamentale, non abbiamo dato il giusto peso alla gravosità degli impegni che hanno avuto, va e andrà riconosciuto di più nel confronto contrattuale“.

E spiega ancora: “Dobbiamo ridurre la numerosità delle classi, ridefinire il dimensionamento degli istituti ed aumentare il tempo scuola, nel principio dell’autonomia. In proporzione abbiamo bisogno di più docenti e più dirigenti“.

Orientamento scuola

Importante è poi il tema dell’orientamento scolastico su cui il governo ha investito alcuni dei fondi del Recovery Plan. Potenziare l’orientamento, secondo le linee del governo, significa potenziare la possibilità di scelta libera e consapevole del percorso di ogni studente.

Bianchi ha detto a riguardo: “Sull’orientamento dobbiamo fare di più, va riformato: legare di più i diversi cicli e ordini per permettere ai ragazzi di fare scelte consapevoli, ma nel tempo. Non dire ‘finisco la terza media e vediamo cosa faccio’. Queste cose si preparano nel tempo e dando ai ragazzi una varietà di opzioni possibili“.

Se si finisce la scuola superiore – ha concluso Bianchi – si può avere un percorso universitario; un Its con eguali dignità e forza; un percorso di esperienza all’estero; un percorso di apprendistato in cui imparare cose che poi si mettono a frutto; un percorso di volontariato. Ma devono essere tutte opzioni possibili e presentate e maturate per tempo. L’orientamento vuol dire non lasciare le famiglie e i ragazzi soli in una scelta che poi determinerà la loro vita”.

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