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Pogliese sul Recovery Plan: “Senza Ponte sullo Stretto si penalizza il Sud “

Pogliese interviene sul Recovery Plan, lamentando l'esclusione del Ponte di Messina dalle infrastrutture e il mancato coinvolgimento dei sindaci.

Ponte sullo Stretto ancora al centro dei dibattiti nella politica siciliana. In settimana le dure parole del governatore Nello Musumeci, che si è dichiarato pronto a costruire il collegamento tra le due estremità dello Stretto anche senza l’intervento statale. Adesso è la volta del sindaco di Catania Salvo Pogliese, amareggiato per l’esclusione del Ponte dalle infrastrutture previste dal Recovery Plan.

“L’occasione irripetibile del Recovery Plan ci aspettavamo fosse più attenta verso il Sud del Paese con un coinvolgimento maggiore degli Enti locali che rappresentano la frontiera di prossimità delle istituzioni con i cittadini – dichiara Pogliese intervenendo ai microfoni di Rai News insieme al sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Falcomatà -. Invece, pur rispettando le buone intenzioni del Governo Draghi, dobbiamo prendere atto che ci sono una serie di impegni generici, con il Ponte sullo Stretto di Messina ancora una volta grande assente dai programmi dell’esecutivo e una nuova penalizzazione per l’Isola e tutto il Mezzogiorno“.


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Il primo cittadino, poi, afferma la propria insoddisfazione malgrado l’ampia distribuzione di risorse nel sud. “Purtroppo non può bastare la previsione del 40% delle risorse per il Sud per sanare il gap con il nord del Paese. Il mezzogiorno dell’Italia –ha aggiunto Pogliese – avrebbe bisogno di investimenti davvero più imponenti e incisivi. Come fece la Germania che in meno di dieci anni riuscì a colmare il divario tra l’Est e l’Ovest del Paese tedesco.

I Comuni, inoltre, al momento non hanno alcuna contezza dei programmi di dettaglio, se non indiscrezioni sulle opere infrastrutturali da realizzare, che nessuno però non è in grado confermare. Da questo punto di vista – conclude –, purtroppo i sindaci non possono che ritenersi insoddisfatti del Recovery Plan, perché siamo di fronte a un’esclusione immotivata degli organi elettivi espressione del territorio, da una fase fondamentale per lo sviluppo della Nazione”.


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