Catania, i ristoratori aprono i locali in segno di protesta contro le misure nazionali. Le richieste dei proprietari.

Credits: Catania Bedda.
Anche a Catania va in scena la protesta dei ristoratori. Iniziata a Roma nei giorni scorsi con lo sciopero davanti agli edifici del governo, prosegue a livello nazionale la disobbedienza civile di tante attività del settore della ristorazione. In molti oggi hanno riaperto ristoranti e trattorie, anche a Catania, in segno di protesta contro il governo nazionale per la chiusura prolungata.
La protesta si sposta, quindi, dalle piazze alle sale. I ristoratori rivendicano il “diritto di lavorare“, citando il primo articolo della Costituzione italiana e chiedendo che non vengano fatte differenze con gli altri negozi, aperti anche in zona arancione. “Perché solamente noi ristoranti, noi bar, noi palestre, noi centri scommesse dobbiamo rimanere chiusi mentre tutto il mondo è aperto?“, chiede una ristoratrice intervistata da La Sicilia.
I ristoratori sono andati avanti per tutta la mattina, protestando in maniera civile e nel rispetto delle misure anti-contagio. Ai tavoli, al posto dei clienti, dei palloncini neri, in segno di lutto, accompagnati di frasi “dettate dal senso della nostra disperazione“. A livello locale, le richieste dei ristoratori sono lo stop alla Tari e della tassa comunale sul suolo pubblico.
Nel frattempo, Musumeci attende da Roma il disco verde al Piano per i ristori alle imprese, che prevede l’utilizzo di 250 milioni di euro del Fondo di sviluppo e coesione. Con la riprogrammazione delle risorse, già deliberata dalla Giunta di governo, si tende a garantire sostegno al credito anche per le aziende più fragili.
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