South Working, lavorare dal Sud: ma è tutto oro quel che luccica?

Il South Working è un fenomeno sociale esploso durante l'emergenza sanitaria che potrebbe rinnovare il modo di lavorare e di vedere all'orizzonte nuove prospettive lavorative.

Il fenomeno del “South Working” è esploso durante il primo confinamento: sempre più persone decidono di continuare a lavorare per aziende del Nord Italia, trasferendosi in regione del Sud Italia, in cui il tenore di vita è meno stressante e meno caro. Vediamo da vicino di cosa si tratta.

Che cos’è il South Working

“Lavoro da remoto per aziende fisicamente collocate nell’Italia del Nord, svolto da casa o in regime di smart working da persone che abitano nell’Italia del Sud”, neologismo così definito dal dizionario Treccani.

Si tratta di un fenomeno che potrebbe rivoluzionare il modo di lavorare, la percezione del lavoro ed i rapporti personali. Tutto questo sarebbe possibile grazie allo smart working che consentirebbe la possibilità fisica di vivere al Sud e lavorare per aziende del Nord Italia. Se da una parte questo potrebbe limitare i contatti sociali con le colleghe ed i colleghi, dall’altra consentirebbe di fare un bagno a mare un secondo dopo aver finito il turno di lavoro.

Durante la prima ondata dell’emergenza sanitaria tantissimi meridionali che lavoravano al Nord hanno deciso di fare ritorno a casa, e da lì pensano di non spostarsi più. All’interno di questo fenomeno vi sono tantissimi elementi da prendere in considerazione e limitarsi ad un banale “che bello faccio faccio il bagno a mare dopo il lavoro” non renderebbe merito all’analisi della situazione.

Decidere di optare per il South Working non significa abbandonare del tutto il luogo in cui l’azienda si trova, ma si potrebbe pensare anche ad un moderato equilibrio: per un paio di mesi si potrebbe passare un po’ di tempo ad Agrigento lavorando per un’azienda lombarda.


Lavorare al Nord rimanendo al Sud: con South Working il lavoro è davvero “smart”


Alcune conseguenze del South Working

Non è tutto oro quel che luccica: il decentramento del luogo di lavoro, l’accorciamento delle distanze e l’accelerazione dell’innovazione tecnologica rappresentano solo una  fetta della torta da prendere in considerazione.

Non si mette in dubbio la validità e le grandi possibilità del South Working come acceleratore sociale, motore decentrato di nuove opportunità, ma dall’altra parte potrebbe trasformare il Sud Italia in una grande casa vacanza da affittare a Ferragosto.

Ciò significa da una parte impoverire sempre di più le aziende locali, lasciando spazio unicamente alle aziende del Nord la possibilità di crescere, dall’altra potrebbe portare ad una paralisi sociale se non si cercherebbe di incentivare anche il lavoro locale.

Tuttavia, alcune domande bisogna farsele: quali sono le offerte che vengono proposte al Sud? Sono tutte e tutti libere e liberi di trovare il proprio spazio nel mondo? Senza voler generalizzare e parlare per la totalità della popolazione, non tutte e tutti hanno la possibilità di esprimersi e di trovare lavoro nel proprio campo, basti pensare ai laureati in Scienze Umanistiche che dovrebbero accontentarsi “unicamente” di insegnare senza aspirare ad un lavoro in altri settori in cui gli studi intrapresi sono molto richiesti (vedi ad esempio il settore delle Risorse Umane per i laureati in Filosofia), o ai laureati in Biologia che non hanno, purtroppo, sempre un riconoscimento sociale. Nella maggior parte dei casi si è costretti a lavorare per un azienda del Nord. E si sa bene: laddove vi è costrizione, manca la libertà di scelta.

Prospettive del South Working

Non esistono soluzioni universali, ma soluzioni pragmatiche e contingenti: favorire il South Working, ma incentivare e proporre anche altro e – perché no – l’ipotesi di un North Working in cui si lavora per aziende meridionali e si vive a Parma Bologna, Torino o Milano. Il Sud è destinato unicamente ad essere una casa vacanza estiva o forse è arrivato il momento di incentivare l’Italian experience e vedere le possibilità che si potrebbero sfruttare?

Non si tratta di scegliere tout court cosa sia giusto o sbagliato, ma di proporre modelli alternativi che riescano a non mortificare nessuno, lasciando libertà di scelta e soprattutto dignità ad un Paese che troppo spesso si cerca di contrapporre in fazioni più o meno opache.

Agatino Lo Castro

Dottorando presso l'Université Paris-Est Créteil (UPEC), ha conseguito la laurea magistrale in Lingue e letterature comparate presso l'Università degli Studi di Catania ed in Littératures, Discours, Francophonies presso l'Université Paris-Est-Créteil (UPEC), sogna una carriera da ricercatore universitario, traduttore e giornalista. La scrittura e le parole sono al centro dei suoi interessi. Oltre alla scrittura, è appassionato di lingue straniere, di viaggi, di letteratura, cinema e teatro.

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Agatino Lo Castro

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