In Copertina Terza Pagina

La storia delle “truvature”: i leggendari tesori celati in tutta la Sicilia

Le "caverne delle meraviglie", viste solamente nei film d'avventura e nei cartoni animati, in Sicilia, esistono davvero. Tra storia e leggenda, ecco alcune tra le più famose "truvature" in giro per l'Isola.

Chi non ha mai visto il grande classico della Disney, Aladdin? Sulle note de Le notti d’oriente tutti si sono immersi, almeno una volta, nella fantastica avventura del giovane ladruncolo, intrappolato nella splendente Caverna delle Meraviglie per uscirne accompagnato da un magico genio. Chi non ha mai sognato, in fondo, di trovare una grotta piena di tesori, come narrato dal cartone animato?

Eppure, chi abita in Sicilia non deve sognare gli ambienti orientaleggianti descritti dalla Disney. Al contrario, basterà solamente spostarsi in lungo e in largo per l’Isola per scoprire che non esiste una sola Caverna delle Meraviglie, bensì molte di più, tutte protagoniste di miti e leggende al loro riguardo. Accedervi, però, non è affatto semplice. Dove dovrebbe recarsi un ipotetico impavido cercatore dei leggendari tesori celati siciliani? E quali prove gli spetterebbe affrontare?

Il tesoro di Randazzo

Alcune delle truvature siciliane più famose si trovano ai piedi dell’Etna. Una, più in particolare, si trova nel versante nord del vulcano, in uno dei luoghi più importanti della città di Randazzo: la basilica minore di Santa Maria Assunta. Al di sotto dell’antichissima chiesa, risalente al tredicesimo secolo, secondo le leggende, si troverebbe una camera segreta, dove si celerebbe un immenso tesoro, tra cui una chioccia attorniata da pulcini adornati d’oro e preziosi.

Tuttavia, raggiungerlo è quasi del tutto impossibile. La stanza, infatti, di per sé protetta da sette pesantissime porte in ferro, tutte difese da creature mostruose, si trova, inoltre, in fondo a una lunghissima galleria di roccia vulcanica. Secondo la leggenda, le porte si aprono solamente in un lasso di tempo quasi impercettibile: nel momento in cui l’ostia sacra viene alzata al cielo, durante la celebrazione eucaristica natalizia.

Chi volesse impadronirsi dei grandi tesori della stanza segreta della basilica di Randazzo, quindi, dovrebbe essere più rapido che mai. Nel momento in cui l’inconsapevole sacerdote abbassa l’ostia, infatti, le porte si richiudono, lasciando il temerario malcapitato intrappolato nella truvatura. Fino al Natale dopo o, molto più verosimilmente, per sempre.

Acireale e Castiglione di Sicilia

Anche la città di Acireale ha il suo tesoro: si troverebbe al di sotto di una gigantesca pietra, e viene comunemente chiamata truvatura della sarpa. Quest’ultimo è il nome di un pesce che, secondo la leggenda, va mangiato crudo e “annaffiato” da un’intera anfora di vino, il tutto mentre ci si trova seduti sopra la grande pietra che protegge la stanza. Un compito, a quanto pare, impossibile: sebbene si racconti che in molti abbiano tentato, solo uno sarebbe arrivato vicinissimo ad aprire la stanza segreta, fallendo però proprio all’ultimo boccone di sarpa.

Da un’enorme pietra, infine, sarebbe coperta la truvatura presente nei pressi del Castello di Castiglione di Sicilia; anche in questo caso, come a Randazzo, oltre ai tantissimi tesori, vi si troverebbe una chioccia con dei pulcini dorati.

Il banco di Disisa

Tra le truvature più famose in giro per la Sicilia, vi è sicuramente il bancu di Disisa, nei pressi di Monreale, al quale anche il celebre cantautore siciliano Mario Venuti ha dedicato una canzone dal titolo omonimo. Sopra il gran tesoro vigilano diversi spiriti, che passano il loro tempo giocando a carte: nessuno di loro si opporrebbe, stando a quanto dice la leggenda, al veder portar via il tesoro.

Questo perché, effettivamente, le grandi ricchezze sono impossibili da portare al di fuori della grotta in cui giacciono: una maledizione farebbe in modo di confondere l’avventuriero, impedendogli di trovare l’uscita finché tutti i preziosi manufatti non saranno rimessi al proprio posto.

C’è, tuttavia, un modo per spezzare la maledizione: chi desidera accaparrarsi le ricchezze del banco di Disisa deve portare con sé una giumenta e tre uomini, tutti dal nome Santi Turrisi. Vi è però una gran difficoltà: una volta sacrificata la giumenta e mangiatene le interiora fritte, infatti, bisognerà uccidere i tre Santi Turrisi. Un compito difficile, destinato solamente a chi non si fa scrupoli per vivere il resto della propria vita da nababbo.

Il monte Scuderi

A Messina, invece, vi sarebbero due leggende per lo stesso luogo, il monte Scuderi. La prima riguarda una giovane principessa, tenuta prigioniera in una grotta, posta a guardia eterna dei tesori del padre: solo dopo difficilissime prove, tutte da sostenersi in una notte sola, gli avventurieri avrebbero potuto liberare la principessa e godere delle infinite ricchezze alle quali faceva la guardia.

La seconda leggenda sarebbe nata, invece, nel 1612, quando il sultano Ahmed I mandò un gruppo di soldati alla ricerca di un lago sotterraneo sotto la vetta del monte, nei pressi del quale vi sarebbe stata una grotta dove avrebbero potuto trovare un gran tesoro. La grotta in questione, però, crollò sugli uomini del sultano: ecco perché, da allora, la leggenda narra di una feroce maledizione, scagliata contro chi cerca di recuperare il tesoro del monte Scuderi.

La grotta di Calafarina

Legata al mondo arabo, infine, vi è la grotta di Calafarina, situata a Marzamemi, nel siracusano. Tra le varie leggende che circolano su di essa, una delle più celebri riguarda la morte di Ben Avert, emiro di Noto, ucciso dai Normanni nel 1086. Rimasti senza scampo, la vedova e il figlio decisero di partire alla volta dell’Egitto: arrivati a Marzamemi, però, prima di lasciare per sempre la Sicilia, decisero di nascondere in un luogo sicuro l’immenso tesoro dell’emiro.

La leggenda racconta di più di cento muli, carichi d’oro e preziosi. Una volta messo al sicuro il tesoro, la vedova diede l’ordine di uccidere gli schiavi che si occuparono di portarlo all’interno della grotta, per non divulgarne il segreto. Secondo la leggenda, ancora oggi si possono sentire le urla disperate, nelle notti di febbraio, degli spiriti degli schiavi, rimasti a guardia, da allora, dell’immenso tesoro: attendono chi, invocato dalle loro grida, possa liberarli una volta per tutte.

Queste, naturalmente, sono poche delle tantissime leggende che avvolgono la storia della Sicilia. Pronti, dunque, ad armarvi del necessario per spezzare le maledizioni e provare a recuperare gli immensi tesori, per vivere per sempre da nababbi?

A proposito dell'autore

Cristina Maya Rao

Nata a Catania il 23 Aprile del 1997, frequenta il terzo anno della facoltà di Lingue e Culture Europee, Euroamericane ed Orientali. Musicista dall'animo rock, viaggiatrice senza sosta ed amante di ogni espressione dell'arte, muove in LiveUniCT i primi passi per realizzare uno dei più grandi sogni della propria vita: diventare una giornalista. Ama scrivere di musica, arte, astronomia ed eventi; è quasi sicuro che agli eventi di cui parlerà, in un modo o nell'altro sarà sempre presente.