È boom di fallimenti pilotati in Sicilia. La procura di Catania introduce un nuovo strumento di indagine per ottenere le liste degli evasori.

Fallimenti pilotati, aperture di nuove aziende che svolgono la stessa attività e soci diversi: questo è l’escamotage studiato da diverse aziende in Sicilia per sfuggire ai debiti con l’erario e con l’Inps. È quanto emerge da un approfondimento pubblicato da La Repubblica.
Secondo il report, quello attuato in Sicilia è un vero e proprio sistema pensato per risanare le casse aziendali, senza pagare i debiti statali. L’anno scorso a Palermo ci sono state 192 dichiarazioni di fallimento e l’anno precedente erano state 170. A Catania, invece, le dichiarazioni di fallimento sono circa 177-178 l’anno, ma il crac finanziario è di entità maggiore. Negli ultimi due anni, la polizia ha infatti effettuato sequestri preventivi nella città di Catania per ben 60 milioni di euro.
Il procuratore di Catania, Carmelo Zuccaro, vuole adesso introdurre una novità che potrà poi essere applicata in tutta Italia: un nuovo strumento d’indagine che consiste in un protocollo d’intesa con Inps, Agenzia delle entrate e con Riscossione Sicilia. Questi periodicamente forniranno ai magistrati delle liste di chi non paga tasse e contributi e di chi ha più debiti, oltre una certa soglia.
Conoscere con chiarezza la situazione debitoria delle aziende permetterà, così, alla procura stessa di richiedere il fallimento, prima che lo squilibrio finanziario crei danni al contesto sociale ed economico in cui opera l’azienda. Questi nuovi protocolli faciliteranno le indagini della polizia e la aiuteranno a scovare gli evasori.
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