Categorie: Speciale Sant'Agata

Sant’Agata: restaurato il bassorilievo di Palazzo degli Elefanti

Restaurati il bassorilievo e il cartiglio dedicati a Sant'Agata e collocati nell'androne di Palazzo degli Elefanti. Ripulita anche la lampada votiva che sarà accesa, come da tradizione, il 2 febbraio.

Il restauro conservativo, promosso dal Comitato per la festa di Sant’Agata e realizzato dalla Sovrintendenza, è stato illustrato questa mattina in municipio alla presenza del sindaco Salvo Pogliese. Sono intervenuti l’arcivescovo metropolita Salvatore Gristina, il presidente  Riccardo Tomasello e i componenti del Comitato per la Festa di sant’Agata a partire da Fulvia Caffo, referente per il restauro, la soprintendente ai Beni culturali di Catania Rosalba Panvini,  la restauratrice Laura Romano che con Daniela Lombardo ha effettuato gli interventi.

“Oggi riconsegniamo alla città – ha detto il sindaco Pogliese – un’opera di particolare pregio artistico che ha anche un grande valore devozionale. L’amministrazione comunale è pienamente solidale con il percorso di valorizzazione e promozione della festa intrapreso dal presidente Tomasello e da tutto il comitato che sta operando in modo efficiente e dinamico,  in sinergia con le istituzioni e le tante realtà pubbliche e private cittadine che  hanno manifestato la volontà di esserci, con la devozione e l’amore per la nostra santa Patrona”.

Il bassorilievo di Sant’Agata, ripulito insieme al cartiglio con i due putti e alla lampada votiva, è stato presentato da Fulvia Caffo, già sovrintendente di Catania, affiancata dalla restauratrice Laura Romano. L’opera è di epoca tardo-rinascimentale, mentre il cartiglio che la sormonta è successivo. Presente nell’inventario del Castello Ursino, appartiene alla collezione benedettina ed è stata data in deposito al municipio il 12 dicembre del 1952.

Raffigura Sant’Agata su un elegante trono con uno dei suoi principali attributi: la mano sinistra regge la tavoletta deposta dall’angelo nell’immediatezza della sua sepoltura, con l’acronimo che ricorda la sua santità “Mens sana spontanea, honori Deo et patriae liberationi”. La mano destra verosimilmente teneva la palma del martirio, mancante. La santa ha sotto il piede destro una testa, che per tradizione popolare si fa risalire a Federico II  che voleva distruggere la città e i suoi abitanti.

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