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Una vita per l’informazione: la storia della giornalista catanese Maria Grazia Cutuli

Una donna forte, una giornalista che amava il proprio mestiere e un esempio per tutti: ecco il ricordo di Maria Grazia Cutuli nell'anniversario della sua nascita.

Trovare il proprio posto nella vita è una fortuna che non capita a molti. E se questo coincide con la possibilità di fare ciò che si ama nella vita si pensa di essere stati davvero baciati dalla buona sorte. Infatti, molto spesso si dice che chi ama il proprio lavoro vive una vita più felice perché non subisce lo stress che deriva dall’attività lavorativa. E se si guarda a persone che vivono questa condizione, si può constatare che tale ipotesi corrisponde alla verità.

È questo il caso di Maria Grazia Cutuli, giornalista catanese che ha dato tutto per portare avanti la propria passione per il giornalismo, perdendo purtroppo anche la vita nello svolgere il suo lavoro. Ma diventando anche un simbolo di coraggio per i suoi conterranei, per le donne e per tutti i giornalisti che si occupano di informazione ogni giorno.

Chi era Maria Grazia Cutuli

Maria Grazia Cutuli è nata a Catania il 26 ottobre del 1962, città dove ha portato a termine gli studi fino alla laurea in Filosofia all’Università etnea. La passione di Maria Grazia per il giornalismo si sviluppa molto presto: ha mosso i primi passi come collaboratrice de La Sicilia, per poi trasferirsi a Milano per collaborare con altre riviste come il settimanale Epoca. È in questo periodo che Maria Grazia fa le prime esperienze come reporter dall’estero, lavorando da zone critiche e in fase di guerra come Cambogia e Albania.

Ma la giornalista catanese è ricordata soprattutto in qualità di inviata del Corriere della Sera, per il quale ha scritto dal 1997 fino al novembre del 2001. Anche in questo caso il suo ruolo è stato principalmente quello di corrispondente estero da zone critiche del mondo, figura professionale alla quale si era interessata sempre più dopo una collaborazione con  l’UNHCR, agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di rifugiati. Ed è stato anche grazie all’interesse per la politica estera che Maria Grazia è riuscita ad ottenere l’impiego nel settore Esteri del quotidiano milanese.

L’attentato in Afghanistan

L’ultima avventura di Maria Grazia è stata la spedizione in Afghanistan nel 2001. Si trattava di un anno molto caldo per la politica estera: nel settembre di quell’anno erano infatti avvenuti gli attentati in diverse parti di New York, compreso quello alle Twin Towers che è passato alla storia come una delle più grandi ferite della civiltà occidentale.

Il 19 novembre di quell’anno, dopo due mesi in Afghanistan, Maria Grazia perse la vita durante un attentato. Insieme a lei, tre colleghi: lo spagnolo Julio Fuentes per El Mundo e due corrispondenti dell’agenzia Reuters, l’australiano Harry Burton e l’afghano Azizullah Haidari. I quattro giornalisti si stavano recando a Kabul, dove pochi giorni prima era caduto il governo dei Talebani. Da indagini successive emerse che si trattò di un vero gesto di rivalsa da parte dei rappresentanti dei talebani, un omicidio politico per far notare la loro ostinata presenza nel territorio a dispetto degli eventi recenti.

Alcuni attentatori furono puniti per le loro azioni: uno subì la pena capitale, nonostante l’opposizione degli stessi genitori di Maria Grazia a una simile condanna, mentre altri due furono condannati a 24 anni di reclusione dopo ben 16 anni dall’attentato ai corrispondenti esteri.

L’eredità di Maria Grazia

Il lascito che Maria Grazia ha consegnato al mondo è incommensurabile. Al primo posto si trova certamente l’esempio che lei stessa è stata per tutti i giovani interessati al giornalismo. Maria Grazia è stata un simbolo per le donne, per le italiane e soprattutto per le straniere che l’hanno conosciuta, le quali vivevano e spesso continuano tristemente a vivere in condizioni di arretratezza culturale. La giornalista catanese ha infatti sempre avuto un grande interesse per la porzione femminile della popolazione dei paesi in cui si recava per lavoro, e anche per i giovani, tanto che negli anni le sono state intitolate diverse scuole. E proprio delle donne afgane finalmente libere dal burqa scriveva Maria Grazia, durante la sua permanenza nel Paese in piena guerra.

Inoltre, dalla sua esperienza e in sua memoria sono stati istituiti tre premi giornalistici di grande rilievo, mentre nel 2008 è nata la Fondazione Cutuli, con sede a Catania. Uno dei premi in particolare, si occupa della formazione di giovani aspiranti giornalisti per aiutarli ad intraprendere la carriera da loro sognata.

Fondamentali anche gli articoli prodotti da Maria Grazia, sia per gli aspiranti giornalisti desiderosi di apprendere da chi conosce il mestiere che per l’eredità di informazione, ormai storica, lasciata ad ognuno di noi. Così come l’ultimo articolo che Maria Grazia inviò al Corriere il giorno stesso del suo omicidio riguardo la scoperta di un deposito di gas nervino in una base talebana abbandonata. Un ultimo articolo e un ultimo scoop degno di una grande donna e di una instancabile giornalista come fu Maria Grazia Cutuli.

Martina Bianchi

Laureata in Scienze e Lingue per la Comunicazione, coltiva l'interesse per giornalismo e comunicazione scrivendo per LiveUnict. Con la passione per le lingue straniere, la fotografia, l'arte e i viaggi, mira ad un futuro nelle relazioni internazionali.

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