Alzheimer, torna il farmaco che rallenta il suo avanzamento

Dopo le deludenti prove iniziali, torna il farmaco che aiuta i pazienti nella lotta contro l'Alzheimer: nascono nuove speranze per i pazienti affetti.

Alzheimer: è una parola che fa paura a molti, ma altrettanti sono coloro che ne soffrono. Tuttavia, sembrerebbe in arrivo una buona notizia per i pazienti e per i loro parenti: il farmaco per rallentare i sintomi della malattia potrebbe tornare.

Alzheimer: di cosa si tratta

L’Alzheimer è una malattia degenerativa che ogni anno colpisce numerose persone, non solo anziane. La demenza influisce principalmente sulla memoria, portando i pazienti a dimenticare soprattutto gli eventi recenti. È infatti frequente che le persone affette da Alzheimer non ricordino gli eventi appena accaduti e che abbiano ben presenti aneddoti della propria infanzia.

In Italia, le persone colpite da Alzheimer sono 600mila, secondo una stima dell’anno scorso. Circa 3 milioni di persone sono invece le persone indirettamente coinvolte, in quanto amici o familiari dei pazienti. Si tratta quindi di una malattia che coinvolge moltissime persone ogni anno, la cui quantità aumenta di anno in anno.

Il farmaco

Per chi ha già avuto a che fare con questo ambiente, il farmaco non risulterà nuovo. Si tratta di Aducanumab, prodotto dalla casa farmaceutica statunitense Biogen che viene usato per rallentare i sintomi della malattia. Il farmaco risale già a qualche anno fa, quando il suo progetto fu abbandonato a causa di risultati deludenti. Tuttavia, adesso sembrerebbe che l’aumento di dosaggio durante la somministrazione, possa avere risultati migliori.

Se tutto dovesse andare bene, il farmaco potrebbe arrivare in Europa tra circa 1 o 2 anni, vale a dire il tempo dell’attesa delle autorizzazioni e dello sviluppo delle procedure. Ma soprattutto, si tratterebbe di una valida arma nella lotta alla proteina tossica “beta-amiloide”, ad oggi considerata fattore fondamentale nello sviluppo di una malattia come la demenza di Alzheimer. Un tale avanzamento potrebbe quindi permettere ai pazienti affetti dalla malattia di subirne gli effetti con un certo ritardo, assicurando loro una vita migliore.

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