Lavoro nero, allarme della Sinalp: “Il 60% è radicato nel Sud, in estate aumenta”

L'allarme lanciato dalla Confederazione Sindacale Nazionale Autonoma dei Lavoratori e dei Pensionati, che istituisce anche quest'anno il Telefono Nero per aiutare i lavoratori sfruttati in nero.

Come ogni estate si amplia la malagestio del lavoro nero. “Il Sud Italia e la Sicilia diventano campi di battaglia per imprenditori senza scrupoli che approfittano del potere contrattuale in loro possesso in territori in crisi perenne e senza alcuna opportunità di lavoro per imporre ai lavoratori la loro volontà e la loro visione del sistema lavoro. Secondo gli ultimi dati (aggiornati al 2018) in Italia ci sono 3,3 milioni di lavoratori invisibili. Questi “invisibili” movimentano un “mercato” di 77,3 miliardi di fatturato, togliendo al fisco più di 42 miliardi di euro”. Questo l’allarme lanciato dal Sinalp Sicilia, che definisce il lavoro nero come una “piaga sociale”, il cui 60% è radicato nel Sud, e nel periodo estivo tale livello aumenta di un altro 5%”.

Per questo motivo, anche quest’anno è stato istituito il “Telefono Nero 091333195”, che quest’anno sarà attivo dal 29 Agosto, per dare assistenza ed informazioni sui diritti ai lavoratori sfruttati ed offesi nella dignità di donne e uomini. Ogni anno sono sempre di più, infatti, le persone che si rivolgono al Sinalp per essere rappresentati e tutelati nei diritti fondamentali di ogni lavoratore e forte di questi dati, il sindacato chiede alla politica di dare la massima attenzione al mondo del lavoro ed alle soluzioni per aumentare i livelli occupazionali.

Il lavoro nero, che nell’immaginario comune è presente solo nel settore privato, purtroppo vive e si stratifica anche nel pubblico impiego con i tanti precari, contrattisti ed ASU, creati dalla politica regionale per fini puramente elettoralistici, che da anni reggono le amministrazioni pubbliche a tutti i livelli senza aver riconosciuti i diritti fondamentali insiti nei normali rapporti di lavoro” dichiara il sindacato, ricordando infine come si raggiunga “il massimo della vergogna con i lavoratori ASU, ai quali non viene riconosciuto nemmeno un euro di contributo previdenziale per tutti gli anni di lavoro svolti”.

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