Lo stress da lavoro è stato inserito nella lista dei disturbi medici dall’Oms. Resi noti anche i possibili sintomi e le terapie per trattarlo.

Conosciuto a livello internazionale come burn out, da oggi lo stress da lavoro è ufficialmente considerato una sindrome. È stato, infatti, l’Oms (Organizzazione mondiale per la salute) a inserirlo nella lista dei disturbi medici. Da questo momento, quindi, si potrà procedere all’esame degli eventuali sintomi e all’elaborazione di una terapia adeguata.
Scoperta per la prima volta da Herbert Freudenberger, lo psicologo che già nel 1974 si occupò dello studio di questa patologia, dopo decenni di studio medici e ricercatori sono infine giunti alla conclusione che si tratti di una malattia vera e propria. L’agenzia dell’Onu ha, quindi, chiarito come il burn out sia un problema di salute mentale legato alla professione. “Una sindrome concettualizzata come conseguenza di stress cronico sul posto di lavoro non gestito con successo”, così viene definito dall’Oms. In tal senso esso rappresenterebbe a pieno titolo una condizione medica.
In quanto sindrome vera e propria, l’Oms ha, inoltre, fornito ai medici di tutto il mondo una lista dei possibili sintomi che potrebbero aiutare a diagnosticare in maniera più semplice e veloce questo disturbo. A partire dall’individuazione di questi sarà, dunque, possibile fornire un trattamento adeguato al paziente.
Trattandosi di una condizione medica, appartenente, nel caso specifico, alla categoria dei disturbi mentali, anche lo stress da lavoro presenta dei sintomi. Tra questi, l’Oms ha puntato l’attenzione a tre particolari manifestazioni: esaurimento e debolezza, alienazione sul lavoro, ridotta efficienza professionale.
Liberarsi dallo stress da lavoro è possibile. Bisogna, innanzitutto, abituarsi a dare ascolto al proprio corpo, non sottovalutando i segnali di allarme che esso invia. Il corpo, infatti, diventa consapevole di un possibile disturbo ancor prima che sia la mente a palesarlo.
Un altro indispensabile rimedio è il riposo. Se si è in presenza di una situazione di forte affaticamento mentale, in effetti, non ha senso aggravare le proprie condizioni con l’ossessione per il controllo assoluto. Imparare a essere pigri, paradossalmente, potrebbe essere la carta vincente anche sul lavoro. Prendersi delle pause, non colpevolizzarsi per i momenti di ozio e godersi delle attività ricreative sono un passaggio fondamentale della terapia.
Altro consiglio è quello di sviluppare delle abitudini salutari giorno per giorno, mentre, infine, i legami familiari e amicali non devono essere intesi come un ulteriore stress, bensì circondarsi dell’affetto e della compagnia delle persone care non farà altro che allontanare la stanchezza e le frustrazioni dovute al lavoro.
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