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Ground’s Oranges, il collettivo catanese vincitore del premio PIVI 2018

Nato nel 2011 dalla passione comune per il cinema di un gruppo di amici, GO è oggi una delle firme più conosciute nel mondo dei videoclip della scena musicale indie italiana. Conosciamoli nell'intervista rilasciata in esclusiva per LiveUnict.

Zavvo Nicolosi, Jacopo “Gnomo” Saccà, Marco Riscica, Dimitri Di Noto e Riccardo Nicolosi. Sono questi i cinque nomi che hanno portato in alto Catania al MEI 2018 (Meeting degli Indipendenti) conquistando il premio PIVI: Ground’s Oranges  si è aggiudicato il riconoscimento per il Videoclip Indipendente dell’Anno grazie al video del brano “Maometto a Milano” di Colapesce.

“Siamo molto contenti – raccontano emozionati – di ricevere questo premio per noi è del tutto inaspettato. Avevamo avversari che hanno a disposizione budget e mezzi molto più grossi dei nostri con video che hanno fatto milioni di views, inoltre la nostra è forse l’unica realtà lontana dai giri principali quali Roma e Milano. Questo ci rende ancora più fieri”.

Sì, perché GO è un collettivo nato alle pendici dell’Etna nel lontano 2011 e il cui nome stesso è manifesto di “sicilianità”: “Ground’s Oranges è la traduzione in inglese maccheronico del siciliano ‘aranci n’terra’ che vuol dire scarto, cosa di poco conto. Era un gioco per sottolineare come per la maggior parte della gente questo non sia considerato un vero lavoro ma uno spreco di tempo”.

Quella sicilianità che emerge in tutti i loro lavori. “È una questione di indole – ci confessa Zavvo Nicolosi – di modo di intendere la vita e di prendersi gioco di alcune cose. A volte sono solo dettagli ma più spesso entra a far parte di tutto l’impianto narrativo, come ad esempio in ‘Maometto a Milano’. La zona tra Paternò e Centuripe caratterizzata da formazione argillose chiamate ‘Calanchi’ è stata scelta perché visivamente era molto simile ai territori Siriani o Afgani. Lo stesso discorso vale per la scelta del cast, la chiara matrice araba di gran parte della popolazione ha fatto si che i volti scelti non fossero così differenti da un vero mediorientale. Sarebbe stato impensabile girarlo da qualche altra parte in Italia”.

Come nasce un capolavoro come “Maometto a Milano”?

“Il video segue un’idea molto semplice, partendo da uno dei topos narrativi più comuni quello di ‘Romeo e Giulietta’, cioè un amore reso impossibile dal contesto che si conclude con la morte dei due amanti. Perciò abbiamo scelto una delle falangi più estremiste al mondo come background di una storia d’amore tra due uomini. Durante la preparazione abbiamo scoperto che si trattava di storie reali, e che all’interno dell’Isis erano capitati diversi casi di esecuzione pubblica a causa di relazioni omosessuali.

Considerando la tematica – aggiungono – immaginavamo potessero sorgere polemiche, ma sorprendentemente nessuno ha avuto da ridire, solo Youtube che ha messo la restrizione per i minori di 18 anni. Il reale motivo di questa restrizione non siamo riusciti a capirlo, forse gay e Isis nello stesso video era troppo estremo per loro”.

Molti video musicali della scena indie portano la vostra firma, da Gazzelle ai Baustelle passando per gli Zen Circus. C’è un video a cui siete particolarmente legati?

“Siamo legati a tutti i video che abbiamo fatto, come se fossero dei figli. Hanno tutti diversi pregi e diversi difetti e alcune volte sei contento del risultato più di altre. Dovendone scegliere uno tra i più recenti diremmo ‘Canadian Ranger’ dei Fitness Forever. Una storia tipicamente da manga/serie tv giapponese con il protagonista che da umile cameriere si ritrova ad avere enormi poteri potendosi trasformare in un supereroe. È un video che contiene tutte le nostre caratteristiche: l’amore per il cinema d’intrattenimento anni 80, il citazionismo, i b-movie e tantissima cazzoneria. Provare a ricreare quel tipo di ambientazioni prettamente asiatiche a Catania è chiaramente da fuori di testa”.

E il vostro rapporto con l’università? Nella fattispecie che ricordo avete di Unict?

Io  – a parlare è Nicolosi –  ho avuto un buon rapporto con l’università e lavoro tuttora come medico. Marco non saprei dirti che esperienza abbia avuto, ma di sicuro non ha nulla a che vedere con il lavoro che fa”, fa notare sorridendo Zavvo.

Come diceva quel simpaticone – prende la parola Marcodiciamo che i miei studi (è laureato in Scienze per la comunicazione internazionale) non corrispondono esattamente a quello che facciamo noi di GO e nemmeno con il mio lavoro ufficiale. Ti posso dire però che frequentare Unict mi ha ‘rinforzato’ in senso umano: le esperienze passate dentro la facoltà (al di là della preparazione) mi hanno aiutato a crescere. Se posso fare il polemico, devo ammettere che Unict potrebbe dare molto di più perché credo che tra le file degli amministratori ci sia un senso diffuso di noia professionale che non li fa osare a livello didattico. Per farti un esempio molto base, quando studiavo io le lezioni (a parte qualche corso) erano noiosissime. Nessuno stimolo. Gli studenti si annoiavano. Ma non voglio passare per un disfattista. Sono un tipo positivo e spero sempre per il meglio”.

Speriamo per il meglio allora anche perché Ground’s Oranges ha in cantiere tanti nuovi video da realizzare, anche se il sogno rimane un film o, dato il momento storico propizio, una serie tv. “Ma la domanda finale – puntualizzano –  è sempre la stessa: dove minchia li troviamo i soldi per fare un film? Il nostro è un successo ancora molto piccolo e ne abbiamo di strada da fare per poterci affermare realmente. Molti sono i sacrifici e gli investimenti personali fatti durante il percorso e l’unica cosa che ci spinge ad andare avanti non è certo il lato economico, ma la passione”.

Edward Agrippino Margarone

Edward Agrippino Margarone nasce a Caltagirone il 13 Giugno 1990. Cresce a Mineo dove due grandi passioni, Sport e Musica, cominciano a stregarlo. Il suo nome è sinonimo di concerto tanto che se andate ad un live, probabilmente, è lì da qualche parte. Suona il basso ed è laureato in Ingegneria delle Telecomunicazioni.