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Il Parlamento europeo ha approvato la direttiva sul copyright: cosa cambia?

Approvata la contestata direttiva Ue sul copyright: il Parlamento in sede plenaria a Strasburgo ha decretato il via libera con 438 voti favorevoli, 266 contrari e 39 astenuti.

La criticatissima direttiva sul copyright, che aveva generato nei mesi precedenti la protesta di Wikipedia, è stata approvata il 12 settembre dal Parlamento europeo. Essa mira a proteggere i contenuti di artisti, editori e giornalisti dall’uso incontrollato che ne fanno i social e le piattaforme online. Questo perché l’evoluzione delle tecnologie digitali ha cambiato del tutto il modo in cui le opere e i materiali protetti vengono creati, prodotti, distribuiti e sfruttati.

“L’evoluzione delle tecnologie digitali – si legge nell’introduzione alla direttiva – ha fatto emergere nuovi modelli di business e ha rafforzato il ruolo di Internet quale principale mercato per la distribuzione e l’accesso ai contenuti protetti dal diritto d’autore. Nel nuovo contesto i titolari di diritti incontrano difficoltà nel momento in cui cercano di concedere una licenza e di essere remunerati per la diffusione online delle loro opere, il che potrebbe mettere a rischio lo sviluppo della creatività europea e la produzione di contenuti creativi.”

Con la direttiva sul diritto d’autore nel mercato digitale, l’Unione europea vuole così introdurre all’interno dei Paesi membri Ue nuove norme sul copyright tali da garantire agli autori e i titolari di diritti una quota equa del valore generato dall’utilizzo delle loro opere e contenuti di loro proprietà da parte di servizi online. Così sembra colmarsi il vuoto normativo che da diversi anni riguarda lo sfruttamento digitale dei diritti d’autore.

Già il 5 luglio 2018, la proposta della Commissione Europea sul copyright era stata votata dal Parlamento europeo che la aveva bocciata e rinviata a settembre in attesa di modifiche ed emendamenti per migliorare la proposta. E così è stato. La direttiva approvata ieri, infatti, presenta alcune modifiche proposte dal relatore Axel Voss in particolare  negli articoli 11 e 13, i più controversi e criticati dai detrattori della direttiva.

Il membro tedesco del PPE Axel Voss, responsabile della direzione della proposta attraverso il Parlamento, ha infatti affermato: “Vogliamo proteggere e rafforzare i diritti dei creativi: autori, artisti, cantanti, cantautori, giornalisti … tutti titolari di copyright. Sono tutti in una situazione miserabile: il loro lavoro è utilizzato da piattaforme enormi che traggono molto profitto da esso. Ma i titolari dei diritti stessi spesso non ottengono una quota di questo profitto. Le enormi piattaforme americane fanno soldi mentre i nostri creativi si estinguono. Questo è il motivo per cui dobbiamo rafforzare i loro diritti rendendo le piattaforme responsabili.”

L’articolo 11 della direttiva sul copyright prevedeva sin dal testo originale che le piattaforme online di condivisione, come ad esempio Youtube, Facebook e aggregatori di notizie come Google News dovessero pagare per l’utilizzo di contenuti di editori, giornalisti e autori. Nell’emendamento del Parlamento, l’articolo 11 conferisce ancora agli editori di stampa un diritto proprio, in modo tale che possano richiedere una remunerazione se le piattaforme usano il loro contenuto, introducendo la cosiddetta link tax, ma viene fatta un’eccezione a quelle piattaforme online che non hanno fini commerciali, come Wikipedia, o su piattaforme per la condivisione di software open source, come GitHub. Essi infatti non sono coperti dall’articolo 11.

Inoltre, dall’articolo 11 sono esclusi gli utilizzi privati dei link, i quali rimangono gratuiti. L’utente privato non è influenzato da questa riforma, soltanto le piattaforme commerciali sono responsabili.

Per quanto riguarda l’articolo 13, quello che continua a suscitare le maggiori preoccupazioni per la libera circolazione dei contenuti, esso prevede che le piattaforme web debbano esercitare una sorta di controllo su ciò che viene caricato dai loro utenti al fine di impedire la pubblicazione di contenuti protetti dal copyright. Secondo quanto previsto dall’articolo, quindi, i siti web e piattaforme online dovrebbero utilizzare delle tecnologie di riconoscimento ex ante dei contenuti caricati dagli utenti per individuare quelli coperti da copyright.

Nonostante gli emendamenti e nonostante il parere favorevole del Parlamento, la direttiva sul copyright continua a destare perplessità, dubbi e a suscitare l’ira di molti, che giudicano la riforma sul diritto d’autore come una forma di cesura. “Una vergogna tutta Europea: il Parlamento Europeo ha introdotto la censura dei contenuti degli utenti su Internet”– ha affermato il vicepremier e del Ministro del Lavoro Di Maio.

“Con la scusa di questa riforma del copyright – prosegue – il Parlamento europeo ha di fatto legalizzato la censura preventiva. Oltre all’introduzione della cosiddetta e folle link tax, la cosa più grave è l’introduzione di questo meccanismo di filtraggio preventivo dei contenuti caricati dagli utenti. Per me è inammissibile. La rete deve essere mantenuta libera e indipendente ed è un’infrastruttura fondamentale per il sistema Italia e per la stessa Unione Europea.”

Regolamentazione e vincoli contro assoluta libertà: questi gli aspetti diametralmente opposti che determinano lo scontro tra diritto e internet, dove sembra difficile una situazione che contemperi la tutela del copyright e dei diritti dei singoli senza limitare l’assoluta libertà di parola e di espressione di tutti.

Tuttavia, non è ancora finita qua. La decisione del Parlamento non è infatti inderogabile. La direttiva sul copyright continuerà ad essere analizzata nei negoziati con il Consiglio dei ministri, nel quale avranno voce in capitolo gli Stati membri. Esiste pertanto ancora una possibilità che la direttiva non venga approvata in sede del Consiglio. I negoziati potrebbero durare più di un anno, ma dovrebbe giungersi alla votazione definitiva entro la fine del gennaio 2019 .