Università: 346 milioni in più per l’Italia, ma i fondi sono vincolati

Aumenta il Fondo di finanziamento ordinario per i nostri atenei, ma i fondi in più saranno vincolati da una serie specifiche di norme che, denuncia il Cun, annullano l'effettiva disponibilità di maggiori risorse disponibili.

Aumenta il Fondo di finanziamento ordinario (Ffo) che passa da 6.981 a 7.327 miliardi, il 5% in più. Tuttavia i fondi non saranno distribuiti equamente fra tutti gli atenei, ma saranno risorse vincolate a specifiche voci di spesa straordinaria.

Proprio il Cun (Consiglio Universitario Nazionale) ha fatto emergere le ridotte possibilità di coprire le spese correnti da parte delle università e le possibilità di utilizzo delle risorse in più. L’incremento di circa 346 milioni di euro è destinato infatti a interventi vincolanti specifici e principalmente rivolti ai dipartimenti di eccellenza, mentre la quota di base rimane invariata: 7 miliardi di euro contro i 24 e i 30 rispettivamente di Francia e Germania.

Nell’occhio del ciclone stanno i cosiddetti “dipartimenti di eccellenza” a cui andranno circa 271 milioni, ovvero la parte più consistente dei soldi in più stanziati dal governo. Il fondo quinquennale da 1.3 miliardi (appunto 271 milioni l’anno) destinato a premiare i centri di ricerca più avanzati del nostro paese è stato varato dal governo Renzi nel 2016.

Ma a far discutere è il metodo con cui sono stati selezionati i 180 dipartimenti più meritevoli, ovvero partendo dalla valutazione redatta l’anno passato da Anvur, oltre al fatto che così facendo si accentua il dislivello fra atenei del Nord e quelli del Sud. Di questi ultimi solo 25 sono considerati d’eccellenza, di contro ai 106 del Nord.

Altre risorse finanziarie saranno spese per il reclutamento di 1.300 ricercatori di tipo b. Misura che il Cun bolla come appena sufficiente, giacché mira a rafforzare la classe docente del nostro Paese mentre il reclutamento, in particolar modo dei giovani, dovrebbe essere una prassi ordinaria del nostro sistema statale. Inoltre, questo incremento, non porterebbe al pieno turnover, dato che il personale docente si è notevolmente ridotto nell’ultimo decennio.

E i contratti bloccati? Circa 50 milioni sono stanziati per i mancati scatti stipendiali del quinquennio 2011-15 dopo che, come tutti gli altri settori della pubblica amministrazione, anche l’università ha visto il blocco dei contratti varato dal governo Berlusconi prima, e confermato dai governi Monti, Letta e Renzi poi, per salvaguardare i conti dello Stato. Situazione che ha portato ai due scioperi degli esami dei docenti, uno nell’autunno dell’anno passato (per richiedere lo sblocco degli stipendi) e uno a giugno di quest’anno (per il mancato riconoscimento dell’anzianità maturata nel periodo di blocco).

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