In Copertina Tecnologia e Social

Wher, l’app per le donne che girano da sole in città: “È un movimento di solidarietà”

Di recente, è stata lanciata un'app interamente dedicata alle donne che si spostano da sole in città per divertimento, studio o lavoro: nato a Torino, il progetto è da poco arrivato anche a Catania dove ha avuto grande successo.

Ogni donna nel corso della propria vita, sperimenta continuamente la cattiva sensazione di camminare da sola per strada e di non sentirsi mai al sicuro: che sia in pieno giorno, in una strada isolata, o in piena notte, essere seguite, fissate o fermate non è un evento raro e, statistiche alla mano, c’è il 99% di possibilità che ciascuna l’abbia sperimentato sulla propria pelle. Le probabilità poi si alzano ulteriormente quando ci si trova in una città che non si conosce e dove si rischia facilmente di imbattersi in strade o quartieri poco raccomandabili.

Di soluzioni fai-da-te sicuramente ce ne sono moltissime: dal consiglio di un’amica alle ricerche su internet, ma per ridurre al massimo i rischi è arrivata oggi un’app studiata ad hoc. Stiamo parlando di Wher, un progetto nato a Torino dall’idea di ragazze e ragazzi che, all’inizio del 2018, hanno lanciato sullo store un’app oggi attiva in molte città italiane e alcune europee.

Lo scopo è quello di diffondere uno strumento interamente pensato per le donne, le quali possono facilmente scambiarsi consigli, indicazioni su percorsi, orari, mezzi pubblici, locali aperti e tutto ciò che può essere utile per camminare in sicurezza in città. Per saperne di più, ne abbiamo parlato con Eleonora, CEO e Founder del progetto, che ci ha prontamente rivelato come l’idea sia nata da un’esperienza personale che, poi, si è inevitabilmente rivelata essere universale.

Mi trovavo da sola in viaggio a Lisbona e stavo rientrando, la strada era poco illuminata, non c’era nessuno per strada e ho provato una sensazione di disagio. Lì ho pensato che avrei voluto qualcuno del posto che mi dicesse quali strade era più sicuro percorrere e quali no. Ne ho parlato con alcuni amici e da lì è nata l’idea di fare qualcosa per migliorare il volto della città. Il periodo di incubazione è stato lungo soprattutto perché il tema è abbastanza delicato. In particolare, non è facile spiegarlo agli uomini: metà della popolazione non vive questo stesso disagio e quindi non capisce quello di cui parliamo”.

A dispetto delle difficoltà, però, nel 2016, Eleonora Gargiulo assieme a Ilaria Zonda e ad Andrea Valenzano si rimbocca le maniche e vince il programma di accelerazione TIM #WCAP Bologna. Nel corso del 2017 il team si espande, arricchendosi di Carola Di Ruscio e di Fausto Savarino e, ad ottobre 2017, viene selezionato per essere accelerato fino a marzo 2018 da SocialFare, centro italiano dedicato all’innovazione sociale a TorinoNel gennaio del 2018 l’app sbarca finalmente sullo store e il successo è immediato.

Ad oggi, sono più di tremila i download su Android e, da pochissimo, l’applicazione è disponibile anche su iOS. Inizialmente attiva solo su Torino, adesso è attiva su Milano, Roma, Bologna, Catania e alcune città europee. “A Catania c’è stato il boom, la mappatura è stata attivata solo ad aprile 2018 ma è esplosa subito: hanno iniziato ad usarla alcune amiche ma adesso, tra tutte, è la community locale più attiva”.

Ma come funziona di preciso? “L’idea è quella che le donne – noi le chiamiamo “Wher-riors”! – forniscano ad altre donne la loro esperienza sulla città. Si può visualizzare la mappa di una delle città tra quelle già mappate e la mappa è colorata in base a una sorta di semaforo: le strade viola sono quelle sicure, poi ci sono quelle gialle e rosse che indicano di prestare un livello maggiore di attenzione. La cosa interessante è vedere come questi colori cambino durante il giorno in fasce orarie diverse. Stiamo introducendo, inoltre, il navigatore: inserisci partenza e arrivo e ti calcola il percorso più sicuro”.

L’intuitività, l’utilità e la novità introdotta da quest’app ha trovato il favore di molte e, sia dal punto di vista pratico che teorico, il progetto di questo team sembra sposare perfettamente la rinnovata causa femminista che, negli ultimi anni, sta investendo il mondo intero, tentando di regalare uno sguardo diverso, e troppo spesso ignorato, sulla società contemporanea. Oggi chi mette i dati sulle mappe è generalmente un uomo eterosessuale bianco: noi stiamo stravolgendo questo paradigma, vogliamo il punto di vista delle donne di ogni tipo di provenienza ed estrazione. Per chi lavora con le mappe, si tratta di una cosa totalmente nuova”.

Tuttavia, non mancano anche coloro i quali ritengono si tratti di un progetto discriminatorio da parte delle donne nei confronti delle donne stesse: Cè chi pensa che quest’app faccia sentire le donne strane, diverse. Io non penso affatto che siamo strane ma, di sicuro, siamo diverse”, continua la CEO di Wher. “Il punto fondamentale dell’uguaglianza di genere sta nel far emergere questa diversità. Ad esempio, in quest’ambito, noi attiviamo delle modalità di mobilità diverse rispetto agli uomini come tenere le chiavi sempre a portata di mano la sera, portare un paio di scarpe più comode per rientrare a casa o addirittura allungare strada per evitare zone pericolose. Questa differenza va tenuta in considerazione nel modo in cui le città si progettano”.

Per tutti questi motivi, la neonata battaglia di Wher non ha intenzione di arrestarsi. Lo scopo, anzi, è quello di continuare a mappare più città possibili: “Abbiamo in testa l’Europa ma anche il Sud America e posti dove i concetti di sicurezza sono completamente diversi dai nostri. Ci sono già alcune città europee disponibili sull’app ma stiamo progettando di espanderci anche in base alle richieste delle nostre utenti. È un movimento di sorellanza e di solidarietà”.

Antonietta Bivona

È coordinatrice della redazione della testata LiveUnict e borsista di dottorato di ricerca presso il DISUM dell’Università di Catania. Dopo una laurea in Letterature comparate, un master in Marketing e comunicazione, i suoi interessi si sono concentrati su letteratura contemporanea, giornalismo, digital marketing e social media.