Si chiama Mooc ed è l'acronimo di Massive open online course, ovvero la digitalizzazione dei percorsi di studio universitari che promette di rinnovare il modo di insegnare agli studenti.

Le infinite risorse online allettano anche le università italiane. E proprio queste ultime cercano la via della digitalizzazione richiedendo un finanziamento da 1,5 miliardi in 5 anni, con fondi italiani ed europei, al ministro Marco Bussetti.
Sarà presentato a Udine il 27 e 28 del corrente mese il piano nazionale università digitale, durante i Magnifici incontri 2018. Si tenterà di introdurre gli atenei nostrani nel circuito digitale del Massive open online course (Mooc). Si tratta di corsi di studi fruibili online, generalmente gratuiti, fatta eccezione per il contributo richiesto per la certificazione formale delle competenze acquisite.
Proprio in vista dell’appuntamento di Udine, il gruppo di ricerca HERe (Higher Education Reasearch) della Crui ha stilato un documento in cui si evince che le maggiori università nel mondo a far largo uso dell’esperienza informatica sono le statunitensi Coursera, edX e Udacity (con circa 53 milioni di studenti). A cui però fanno coda operatori europei e italiani, tra cui Federica della Federico II di Napoli.
Proprio il fondatore di Federica, Mauro Calise, presenterà a Udine il documento di posizione (position paper) della Conferenza dei rettori circa le opportunità offerte dal Mooc.
L’innovazione dell’online potrebbe favorire le università negli incontri interdidattici con studenti provenienti da diverse parti del globo, abbattendo i costi e sviluppando maggiori dinamicità d’insegnamento, senza rinunciare però alla qualità che i singoli atenei si ripromettono di avere.
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