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Scuola, nuove regole per il linguaggio di genere: “Usare ministra, sindaca e avvocata”

Sono state presentate delle linee guida per promuovere l’uso corretto del genere nel linguaggio amministrativo del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e favorire, così, una cultura del rispetto e delle pari opportunità. 

Il Miur ha diffuso delle nuove regole per l’uso corretto del genere grammaticale nel linguaggio amministrativo del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca. L’uso corretto del genere grammaticale e le altre indicazioni, fornite dalle Linee guida su come utilizzare maschile e femminile nei testi amministrativi del Miur, è infatti un modo molto concreto per rafforzare l’uguaglianza di genere e favorire il rispetto delle differenze nell’ambito del sistema istruzione.

“Se non cominciamo a dire la direttrice generale o la ministra quando è una donna a svolgere questi incarichi sarà molto difficile superare il pregiudizio per cui si tratta di incarichi prettamente maschili”, dichiara la Ministra Fedeli nella prefazione alle Linee guida. Invitando ad utilizzare la variante femminile per incarichi amministrativi come la ministra, la sindaca, la giudice, la avvocata, la chirurga, la presidente e cosi via, forme peraltro perfettamente regolari, si invita a fare un uso del linguaggio corretto e non sessista.

Superare le resistenze del linguaggio, iniziando a dire ministra anziché ministro quando l’incarico è svolto da una donna, è un primo passo verso l’abolizione di vecchi stereotipi. Il cambiamento per la parità di genere deve perciò partire innanzitutto dal linguaggio. Solo attraverso il linguaggio infatti, si può dare il via ad una vera e propria rivoluzione culturale al fine di fondare una società maggiormente inclusiva, per donne e uomini, e per uomini e donne.

Oltretutto, si invita non solo a sostituire i nomi di professioni e di ruoli ricoperti da donne declinati al maschile con i corrispondenti femminile, ma anche ad abolire il maschile inclusivo per sostituirlo con le due forme, maschile e femminile ad esempio dicendo gli insegnanti e le insegnanti, i candidati e le candidate all’esame, gli studenti e le studentesse ecc.

L’inclusione sociale di genere non è solo questione di politiche a sostegno delle donne e delle pari opportunità, è ancor prima una questione che riguarda il linguaggio e la cultura dominante di un paese. È da qui che deve partire l’Italia per trasformare la sua società ancora in ritardo per la piena affermazione femminile, e renderla un luogo dove anche le donne possano sentirsi realmente parte attiva.

 

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