
Ridotti i fondi stanziati per la valorizzazione della ricerca nelle università italiane: da 15mila borse si passa a 9mila per alcune restrizioni presenti nel bando.
L’obiettivo doveva essere quello di aiutare l’università italiana e di rilanciare e valorizzare la ricerca di base, ma le cose non sono andate proprio come previsto. Erano stati stanziati ben 45milioni di euro per 15mila finanziamenti indirizzati a ricercatori e a professori associati di tutte le università italiane. Una parte di questi finanziamenti, però, è sparita e le borse di studio a disposizione sono diventate 9mila.
Una riduzione del 35%, dunque, a causa del bando che prevedeva un tetto massimo di assegnatari a prescindere dal numero effettivo di partecipanti. Le domande, secondo i dati dell’Anvur, sono state poco più di 17mila e i vincitori dovevano essere 15mila. Ne consegue una parte partecipanti sarebbe rimasto escluso ma sarebbe comunque stato un numero esiguo. Gli esclusi invece sono stati molti di più e i vincitori da 15mila sono passati a 9mila.
Il motivo di questo cambiamento di rotta è da ricondurre al bando. Un bando, secondo alcuni, scritto male che ha reso impossibile l’attribuzione di tutte le borse previste. Invece che una graduatoria di vincitori cui tutti i partecipanti con un determinato punteggio, il bando ha previsto una percentuale massima di assegnatari: i finanziamenti sarebbero andati al 75% di ricercatori e al 25% di professori associati.
Ne risulta che dei 45milioni di euro stanziati ne verrà utilizzata poco più della metà. Il resto del denaro stanziato però rimarrà in zona università: secondo un decreto ministeriale emanato dal Miur, infatti, i 16,6 milioni di euro rimanenti confluiranno nel Fondo di finanziamento ordinario (Ffo) delle università italiane e, successivamente, saranno redistribuiti tra i vari atenei in base a determinati criteri.
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