UNICT – Ad Agraria convegno su “Innovazioni per lo sviluppo del biometano da matrici mediterranee”

Dagli scarti delle produzioni agricole è possibile produrre biometano green che rigenererà l’economia siciliana. Possibili investimenti, futuro aumento dell’occupazione in Sicilia e del Pil saranno alcuni dei risultati raggiungibili – e temi della conferenza – se si investirà nella ricerca sulla produzione di biogas in Sicilia.

Giovedì 7 dicembre, alle ore 9:30, nell’aula magna del Di3A dell’Università di Catania, saranno presentati i risultati di una ricerca finanziata dal Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali. Il convegno si pone a conclusione del progetto di ricerca “Innovazioni per lo sviluppo del biometano da matrici mediterranee (INNO-BIOMED)”, nato all’interno del Dipartimento di Agricoltura, Alimentazione e Ambiente dell’università catanese, sviluppato con il sostegno del CIB, del CRPA e dal CREA-OFA.

In Sicilia ogni anno vengono prodotti circa 300 mila tonnellate di pastazzo di agrumi e 1 milione di tonnellate di sanse esauste; prodotti che oggi sono solo scarto, ma che potrebbero essere riutilizzati per generare biogas e biometano e attuare una vera e propria rivoluzione verde. Per attuarla sarà necessario continuare a  finanziare sulla ricerca che punta a comprendere come sfruttare al massimo queste risorse siciliane e investire sulla costruzione di impianti di biogas e biometano in grado di trasformare gli scarti derivanti dalla produzione agricola in vero e proprio oro verde. Infatti le biomasse del territorio siciliano quali il pastazzo, la sulla, il siero, la pollina e la sansa, se lavorate in appositi impianti possono contribuire alla decarbonizzazione del settore dei trasporti e dare una spinta alle regioni del centro-sud, il cui potenziale produttivo di biometano al 2030 è stimato in 3 miliardi di metri cubi e corrisponderebbe a un aumento del Pil dello 0,3%.

Questo modello basato sul paradigma innovazione, qualità, tutela per l’ambiente e rispetto della tradizione, è capace di trasformare ogni scarto una risorsa e la validità dei suoi effetti è stata già sperimentata con ottimi risultati negli impianti agricoli del nord Italia. I numeri? 4 miliardi di investimenti e oltre 10 mila occupati. Dei risultati che sono attualmente riproducibili nella nostra isola.

A presentare queste ed altre prospettive in maniera dettagliata sarà il responsabile scientifico del progetto  INNO-BIOMED avviato nell’aprile 2016, prof. Biagio Pecorino, che prenderà parola dopo i saluti del direttore del dipartimento Luciano Cosentino e di Francesco Abate, direttore generale per la promozione della qualità agroalimentare del Dipartimento delle Politiche competitive, della qualità agroalimentare, ippiche e della pesca del Ministero. in seguito interverranno  i docenti e ricercatori del Di3A Stefano La Malfa e Nicoletta Zingale, Giovanni Cascone, Claudia Arcidiacono e Francesca Valenti, Giuseppe Manetto e Emanuele Cerruto, Gioacchino Pappalardo, Mario D’Amico e Roberta Selvaggi. Interverranno inoltre Claudio Fabbri (Centro ricerche produzioni animali S.p.A), Paolo Rapisarda, Flora Romeo e Gabriele Ballistreri (Crea-Ofa, Acireale), e Christian Curlisi (Consorzio Italiano Biogas e Gassificazione). Concluderà i lavori il sottosegretario alle Politiche agricole e forestali Giuseppe Castiglione.

Nei venti mesi di ricerca in cui si è sviluppato il progetto sull’utilizzo degli scarti per la produzione di biogas e biometano,  sono state prese in esame anche le biomasse da agricoltura mediterranea in rotazione a colture alimentari e alcune permanenti quali l’Opuntia (fichi d’india). Per la produzione di biometano si è resa necessaria anche un’analisi sulla localizzazione territoriale con l’obiettivo di valutare le esternalità negative che una logistica complessa comporta in termini di emissione.

La parte finale del progetto sarà dedicata alla ricerca sul digestato, un ammendante ottenuto dal processo di digestione anaerobica, che può risultare una fonte strategica di nutrienti per le colture mediterranee. Si procederà quindi con l’analisi delle possibilità di impiego e la propensione all’acquisto da parte degli agricoltori siciliani. Infatti, il digestato, una volta ridistribuito sui terreni quale ammendante e fertilizzante organico, chiude il ciclo biologico e produce una base importante per la bio-fertilizzazione dei suoli, evitando cosi la loro desertificazione, rischio a cui sono esposte le terre siciliane, e migliorando le produzioni agricole.

 

Chiara M. Emma

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Chiara M. Emma

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