Ami l’odore dei libri? Sei un po’ feticista anche tu

Se ami affondare il naso tra le pagine di un libro appena comprato, se ami il suono della carta, il suo spessore, i suoi colori allora stiamo parlando di te.

Chi non ha mai sentito parlare di feticismo? Il termine ha radici molto antiche e richiama ad una forma di religiosità primitiva che prevedeva l’adorazione di oggetti ritenuti portatori di poteri magici e potenza sacra. Il concetto di feticismo è poi cambiato con l’avanzare dei tempi, e fu proprio Sigmund Freud seguito dai sessuologi del XIX secolo a dare al termine l’accezione più diffusa di desiderio provato verso un oggetto inanimato o parte della persona.

Ma se proviamo a distaccarci dalla visione standard del concetto di feticismo e se soprattutto siamo tra quelli che guardano con sospetto le forme più comuni di interessi fetish, possiamo renderci conto che quasi tutti, chi più chi meno, siamo in effetti un po’ feticisti.

C’è infatti una forma di “feticismo gentile” che forse tutti pratichiamo ma di cui non ci rendiamo conto. Se l’odore delle pagine di un libro ci suscita piacere, se compriamo un libro – prima ancora che per la trama – perchè non vediamo l’ora di annusarlo, di sfogliarne le pagine ed esplorarne le forme, apparteniamo allora a quella categoria di bibliofili accaniti e seguaci del Riechlust – termine freudiano che indica il piacere olfattivo.

Molte persone, e fortunatamente ancora diversi giovani, oggi si ritengono divoratori di libri, moderni Don Chisciotte che amano vivere più vite attraverso il magico potere della letteratura. Ma spesso capita a tanti di comprare più libri di quanti se ne abbia intenzione o tempo di leggere. Non c’è nulla di male in questo, infatti comprare un libro anche solo con l’intenzione di passare le giornate ad annusarlo, inserirlo nella propria collezione personale o semplicemente tenerlo accanto come compagnia è utile; potrebbe incoraggiare infatti la lettura, può aiutare a rendere il libro un oggetto familiare da poter utilizzare quando se ne ha voglia e non un estraneo che si ha paura di incontrare e conoscere. 

Giocare con i libri, usarli nei modi più disparati è un esercizio di fantasia che potrebbe aiutare a prevenire la formazione di quello che Zafón nel suo bestseller L’Ombra del Vento chiamava “il cimitero dei libri dimenticati”.

Serena Valastro

Laureata in Lingue e culture europee, amante di cinema, musica, arte, informazione, storie. Scrivere è entrare in nuovi spazi, conoscere qualcosa di nuovo, vivere situazioni e sensazioni sempre diverse per trasmetterle a chi vuole viverle.

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Serena Valastro

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