
L’ateneo pugliese decide di utilizzare finanziamenti esterni per sovvenzionare borse di studio, assegni di ricerca e attività didattiche.
A Bari assistiamo ad una rivoluzione: il pubblico si apre al privato. È quanto sta accadendo all’Università di Bari con l’approvazione di un documento che permette di regolare i finanziamenti privati per borse di studio, progetti scientifici o assegni di ricerca. Ma il finanziamento non finisce qui: è presente anche la possibilità di sovvenzionare il restauro di biblioteche, aule studio o per l’acquisto di computer, com’è accaduto quest’anno con la Birra Raffo, la quale ha stipulato un contratto di 45mila euro per l’acquisto di computer per la sede di Taranto. Inoltre, tra le novità più interessanti, troviamo la sperimentazione di un nuovo aiuto finanziario per gli studenti più meritevoli, cioè l’adozione a distanza, che consentirà di seguire uno studente per tutto il suo percorso universitario.
È ancora più sorprendente constatare che sono proprio le pubblicità di note marche a finanziare le attività scientifiche e didattiche dell’ateneo pugliese, come è successo nel 2014 con la nota marca di abbigliamento Tommy Hilfiger. Il regolamento però pone alcuni limiti: non possono essere presenti riferimenti diretti a prodotti che danneggiano l’ambiente, o che siano offensivi della dignità delle persone, o che presentano propaganda politica o sindacale, o messaggi di natura razzista.
Ma oltre la pubblicità sono presenti anche altre forme di finanziamento esterno come le donazioni da parte di singoli privati, il mecenatismo culturale o l’adozione a distanza di studenti meritevoli. La novità più importante è la possibilità di ricevere sgravi fiscali qualora si decidesse di finanziare qualsiasi attività universitaria.
L’obiettivo principale pertanto è quello di ridurre il peso del finanziamento pubblico nel bilancio dell’università, cercando contemporaneamente di incrementare le entrate.
Tutto ciò avvicina sempre più l’ateneo di Bari alla realtà statunitense del finanziamento alle università. Negli Stati Uniti infatti il finanziamento privato è una realtà importante, anche se bisogna sottolineare che il peso dei finanziamenti privati nelle istituzione pubbliche americane è inferiore rispetto a quello presente nelle università private, come Harvard o il Mit.
La famosa pratica della donazione privata, tipico esempio del mecenatismo di stampo americano, è una delle voci più importanti nel sovvenzionamento privato alle università statunitensi. Grazie a questa tipologia di sovvenzionamento le università americane finanziano, oltre ai progetti di ricerca, il miglioramento delle strutture didattiche, la costruzione di edifici, e il finanziamento di borse di studio e di cattedre. In cambio i soggetti privati ricevono un consistente sgravio fiscale.
Nell’Università di Catania il finanziamento privato non è ancora una pratica molto diffusa. Anche se, come riportato sul sito dell’Ateneo, esiste la possibilità di accordi e convenzioni con soggetti privati, “al fine di potenziare le proprie attività di ricerca e didattica o offrire servizi di consulenza”. A questo punto ci domandiamo: l’esperimento dell’Università di Bari diverrà un modello virtuoso da esportare in tutti gli atenei italiani o si rivelerà un fallimento?
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