UNIVERSITÀ – In America se giochi ai videogames guadagni crediti formativi

Il fenomeno eSport, che in questi primi mesi del 2017 si espande e cresce sempre di più, non passa inosservato alle università degli Stati Uniti, tanto da riconoscerne il valore in crediti formativi

Il confine tra un fenomeno di nicchia e un fenomeno di costume si sta facendo sottilissimo. Quello degli eSport si sta sempre di più affermando e crescendo al punto tale da attirare l’attenzione delle università statunitensi che hanno pensato di accogliere positivamente questa nuova tendenza con corsi studi dedicati e con programmi di inclusione di queste attività nella distribuzione di crediti formativi.

Come sappiamo o vediamo nei film/serie tv, i vari sport hanno sempre significato molto per l’università americana al punto da permettere agli studenti sportivi più bravi di godere di alcuni privilegi e utilizzare il tempo speso nella pratica di queste discipline come ore valide per il proprio corso. Quello che sta pensando di fare l’università degli Stati Uniti è di equiparare l’eSport a uno sport tradizionale in termini accademici.

Si comincia con una parziale “scolarship” da parte dell’università dello Utah per i giocatori del popolare videogioco League of Legends. Se un professore si lamenta nel trovare gli studenti in laboratorio di informatica impegnati a giocare, questi ultimi potranno rispondere semplicemente che stanno studiando. La pratica si sta estendendo anche ad altri atenei e già esiste anche una rete di tornei universitari.

In Italia, si sa, le università difficilmente riconoscono le ore dedicate allo sport come crediti formativi, quindi l’era in cui si riconoscerà lo sfidarsi ai videogiochi è ancora lontanissima. Un qualcosa di simile di stampo italiano potrebbe essere quello del torneo tra atenei UES, University Esport League che propone un campionato di League of Legends. La finalissima si giocherà durante la XIX edizione del Napoli Comicon e permetterà al team italiano vincitore di accedere direttamente al Torneo Universitario Europeo, University eSports Masters. Tutto è proposto e organizzato dagli studenti e poi supportato da UES che, anno dopo anno, si espande e fa registrare un’attenzione e dei numeri crescenti. Sono stati infatti 51 gli atenei coinvolti, 401 i team per 2812 giocatori nel 2016.

La speranza principale è quella di formare i campioni eSport del domani ma non sarebbe male se insieme a questo gli studenti imparassero qualcosa in più in campo informatico.

Ludovica Pia Vecchio

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Ludovica Pia Vecchio

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