TEST MEDICINA 2016 – Polemiche su numero chiuso, possibile riduzione

Dopo la pubblicazione delle date per i Test di Medicina 2016, le polemiche non sono mancate. Il bando sarà online entro 60 giorni dalla prova, ma il contenuto del test non dovrebbe prevedere cambiamenti, al limite si potrebbe riportare un lieve rinforzo sulle materie “disciplinari”.

Come si può notare, le date sono state pubblicate con considerevole anticipo rispetto agli anni precedenti al fine di consentire maggiore opportunità di preparazione agli studenti e di organizzazione per gli Atenei. E nonostante questo diligente riguardo, la questione si fa scottante sul numero chiuso e sulla proposta da parte del Ministero della Salute di riduzione dei numeri disponibili.

Solo un’ipotesi al momento, ma alquanto verosimile visto che già l’anno precedente era stato teatro di riduzioni: contro i 10.083 posti liberi di due anni fa, i 9513 dell’anno scorso. E qua le proteste infuriano contro il numero chiuso: l’UDU (unione degli universitari) lo attacca addirittura in quanto anticostituzionale e in opposizione al principio del diritto allo studio. Tra l’altro come afferma il coordinatore nazionale dell’UDU, Jacopo Dionisio: “questa nuova programmazione sembra andare nella direzione contraria a quanto stabilito in sede europea: con l’entrata in vigore dei nuovi orari di lavoro per il personale ospedaliero si è visto come in Italia ci sia carenza e non abbondanza di personale.” E continua: “Oltretutto, pensare di rispondere a presunte esigenze occupazionali future tramite la programmazione dell’accesso al percorso di studio, risulta un sistema altamente fallace, anche da un punto di vista pratico, poiché non tiene conto delle variabili che intervengono in un percorso lungo 11 anni: solo per fare un esempio, basti pensare al fatto che alcuni studenti, per vari motivi, non arrivano alla laurea. Programmare l’accesso con la scusa di formare personale facilmente assorbibile dal mercato del lavoro, significa voler nascondere la realtà dei fatti: l’accesso limitato è diventato un alibi per continuare a non investire nell’università. Basterebbe tornare ad investire per far sì che tutti gli studenti possano intraprendere il percorso di studi scelto per il proprio futuro.

Da non dimenticare infine i moltissimi ricorsi che vengono non solo presentati, ma anche vinti, al Ministero, a causa di errori formali o di vere e proprie irregolarità e scorrettezze durante le prove. Situazioni per l’appunto non tollerabili in un paese che dovrebbe garantire pari opportunità di studio e uguale trattamento a tutti gli studenti.

Roberta Costanzo

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