
“Abbiamo cercato di fare di Palermo – afferma – un’Università internazionale, normale, in un territorio che purtroppo normale non riesce a essere e che ha certamente condizionato e continuerà a condizionare, fino a cambiamenti auspicabili, il livello di rendimento complessivo degli atenei della Sicilia. La Regione copre il 36,9% del fabbisogno di borse di studio e non ha varato minimamente una legge sul diritto allo studio, che in Sicilia viene di fatto negato. Questo condiziona molto la fidelizzazione dello studente al sistema universitario siciliano”.
“Non posso tacere il tema drammatico della disoccupazione – continua l’ex rettore – e della desertificazione della realtà d’impresa, che scoraggia i giovani e alimenta l’emigrazione intellettuale che induce una desertificazione effettiva e potenziale dei nostri territori. Ho pero’ la consapevolezza di come i nostri laureati, che per il 39% migrano da Palermo per lavoro in altre realtà, nazionali e internazionali, riescano ad affermarsi altrove. E’ una chiara dimostrazione di efficacia dell’attività formativa dell’Università di Palermo e di tutte le altre Università del Sud. Abbiamo fatto di più con meno in questi anni. Siamo passati da una realtà di 2199 docenti a 1612 al 28 febbraio 2015, anche grazie all’abbassamento dell’età pensionabile. E’ calata l’età media e abbiamo introdotto ricercatori, nei limiti consentiti dal turnover: l’età media dei docenti era di 52,1 anni, oggi e’ di 50,6″.
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