
A stethoscope over a electrocardiogram close up.
Un articolo di Corrado Zunino su Repubblica ha recentemente destato qualche perplessità (positiva?) circa una maggiore possibilità di accedere alla facoltà di Medicina. Infatti, secondo quanto riportato, il numero dei partecipanti ai test d’ingresso di quest’anno ha subito un netto calo rispetto all’a.a. 2014/2015, circa il 28% in meno.
Si legge:
L’Università di Padova, un’antica e gloriosa tradizione nel campo, perde quasi mille iscritti: sono 2.669 e fanno, in meno, il 21 per cento. In due stagioni le defezioni arrivano a un terzo. A Verona gli iscritti sono 1.376, il crollo è del 20 per cento. A Genova il calo è quasi di 17 punti, alla Statale di Milano di nove.
Al momento sono 60.693 gli iscritti alle prove di ingresso in tutta Italia, pronti per l’8 settembre.
Il presidente della scuola di Medicina e Chirurgia dell’Università di Padova, Santo Davide Ferrara, dice: «I continui ricorsi ai Tar e la reimmissione in facoltà di studenti considerati non idonei hanno creato confusione e gettato discredito su graduatorie e test. Iscriversi a Medicina significa studiare per sei anni e specializzarsi per altri quattro, molti iniziano a pensare che non ne valga più la pena». La crisi del sogno del medico s’inserisce sull’invecchiamento della professione: l’età media di un dottore oggi è 56 anni. Sul crollo specifico, Padova appunto, il senatore Pd Gianpiero Dalla Zuanna, docente di Demografia all’ateneo, attacca: «La nostra università sfornava i migliori medici d’Italia, i risultati dei test per l’accesso alle scuole di specialità dicono che siamo in fondo alla classifica. Ci siamo seduti ».
Un altro motivo di questo calo, sempre più in aumento è il numero dei posti disponibili che offrono gli atenei italiani:
Anche i posti disponibili nelle facoltà mediche sono in calo — 9.513 contro i 9.983 dell’anno scorso — e questo è un motivo di defezione che si aggiunge. C’è da dire che si abbassa anche il “quorum” dello sbarramento: uno su sei entrerà. Infine c’è la questione dell’esodo verso università straniere — Spagna, Svizzera, Bulgaria, Romania, Ungheria, Albania — che non hanno limiti all’ingresso e consentono alle matricole di rientrare in Italia (dopo aver speso dai diecimila ai cinquantamila euro) per proseguire Medicina, dal secondo anno, nella loro città.
Novità che possono interessare le future matricole che, al diminuire delle iscrizioni, vedono molte più possibilità di entrare nella facoltà dei loro sogni, ad oggi, considerata ancora una facoltà d’eccellenza.
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